Mournful Gust - The Frankness Eve (CD)

gothic doom death, BadMoodMan Music, BadMoodMan Music
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BMM. 011-08 x
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Mournful Gust - a well known Ukrainian group come back with a new album after an eight-year break! The debut album was issued in 2000 on MC and has been rereleased on CD in 2005 by Soyuz/Metal Agen. Today the group comes back with the new material, combining such styles as: gothic metal, death/doom and elements of the European folk-music. The sated melodies are filled with parts of live flute. The voice of the vocalist (known from his work with Autumnia) transfers a rich palette of feelings and experiences, which have been put in pawn in the English-speaking lyrics, passing from clear singing, to growl. The addition of a 24 page booklet makes this disk a unique eye catcher with pit art.

Tracklist:
1 A Pain To Rememeber 9:18
2 It's Our Own Tragedy 4:50
3 To Your Deceits...Again 4:49
4 From Illusions And Jealousy 8:39
5 The Cold Solitude 6:53
6 With Every Suffering 7:44
7 Honey For My Wounds 2:35
8 Recover Me In Sores 5:20

Artist:
Mournful Gust
Artist Country:
Ukraine
Album Year:
2008
Title:
The Frankness Eve
Style:
gothic doom death
Format:
CD
Type:
CD Album
Package:
Jewel Case
Label:
BadMoodMan Music
Cat No:
BMM. 011-08
Release Year:
2008
Country Of Manufacture:
Russia
Review
Kronos Mortus
7.5/10
28.09.2008

Az elég beszédes nevű zenekar hazája a szomszédos Ukrajna, az általuk bejárt zenei út pedig nem kimondottan a mai legdivatosabb, nem mintha ez bármit is számítana. Annyit mindenesetre igen, hogy dícséretes dolog, ha egy zenekar nem az éppen legmenőbb trend újabb „jeleskedője”, hanem azt játsszák, amihez a szívük húzza őket. Jelen esetben ez melankolikus felhangokkal megáldott Doom Metal, amit az extrémebb elemek felbukkanása miatt Doom/Deathként is aposztrofálhatunk. Nem a szuicid irányvonalról van szó (ezt a manapság nagy népszerűségnek örvendő Funeral Doom/Black vonal miatt mondom), bár néhol a hangvétel kissé gyászos (ez pozitívum!), hanem mondjuk nagyjából a régi (első két-három album) MY DYING BRIDE által is bejárt ösvényről. A hangulat talán némileg „könnyedebb”, ha nem is vidám.

A nyitó ”A Pain to Remember” mind címében, mind zenei megoldásaiban erőteljes hasonlatosságot mutat az angolok zenéjével, ám később a túlzott hasonlóság tovatűnik, hogy néhol ismét felbukkanjon, nem túl jelentős mértékben. Vokál tekintetében a dallamos ének van túlsúlyban, itt-ott alkalmaznak csak hörgést, ahol a zene/szöveg megkívánja. Nem kezdő zenekarról van szó egyébként, első albumuk még 2000-ben jött ki, amihez nem volt szerencsém.

Profizmusuk vitathatatlan, jól megírt dalokkal rukkoltak elő, és ami további pozitívum, nem fullad unalomba a lemez, mindig megtalálják a módját, hogy a relatíve nem túl változatos alapstílusba figyelemfelkeltő dolgokat csempésszenek. Szerintem kimondottan jó dolog, ha most, 2008-ban is találkozhatunk olyan minőségi lemezekkel, amik mondjuk olyanok, mintha mondjuk 10 évvel ezelőtt készültek volna (értem ez alatt, hogy semmi „modern”, mai behatás nem érte a bandát), mégis megállják a lábukat. Azt hiszem, ezt nevezzük minőségnek.

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ENGLISH VERSION:

The homeland of this band with a quite teling name is our neighbour, Ukraine, and the musical path they are walking is not specifically the most fashionable one, not that it’d count that much. Nevertheless, it’s a good thing when a band is not the next one of the newest trend but plays what they’re attracted to by their hearts. In this case, it’s Doom Metal with melancholic overtunes which can be named as Doom/Death due to the appearance of more extreme elements. It’s not the suicidal line (I’m saying this due to the high popularity of Funeral Doom/Black style), but, by and large, the path MY DYING BRIDE also walked with their first 2-3 albums.

The opening „A Pain to Remember” shows quite much resemblance to the Englishmen, both with its title and music. Later on, however, this thing vanishes into thin air to reappear here and there again but not in a significant way. Concerning vocals, they use more clean vocals, they use grunts only here and there where the lyrics/music reqiure that. By the way, they are not beginners, their first album came out in 2000 which I haven’t heard, unfortunately.

Their professionalism is unquestionable, their songs are good, and, what’s also good, the album does not turn into a bore. They always find how to incorporate interesting elements into the, in itself, not that varied style. I guess it’s really good that we can meet quality releases, even in 2008, that sound as if they had been recorded 10 yeras ago (meaning that there’s no „modern” influence here), and stand on their own feet. Guess that we can name this quality.

Author: Stillborn
Review
Shapeless Zine
7.5/10
11.2008

I Mournful Gust sono un gruppo ucraino, nato dalle forze convergenti di alcuni membri dei Vae Solis e dei Temple Of Oblivion. Il primo dei due gruppi era dedito al black metal sinfonico, mentre il secondo suonava doom/death metal. L'anno di formazione dei Mournful Gust и il 1999.
"She's My Grief" и il primo album pubblicato dalla band, uscito nel 2000 sotto l'egida della Metal Force in formato cassetta. Poco tempo dopo, uno dei membri fondatori ha lasciato il gruppo, dando vita ad un'instabilitа che porterа allo scioglimento nel 2001.
Nel 2004 i Mournful Gust si sono riformati, firmando un contratto con la Metal Agen Records/Soyuz che ha portato alla ristampa su CD di "She's My Grief" nel 2005. Da quel momento, il gruppo non ha mai cessato di comporre nи di esibirsi sul palco, nonostante i tanti cambiamenti in formazione.
Nel 2006 и stato pubblicato l'EP di quattro tracce "The Frankness Eve", con l'intenzione di introdurre il full-length di prossima uscita.
E il secondo album del gruppo и stato pubblicato nel 2008, con il medesimo titolo dell'EP: "The Frankness Eve". Questa volta l'etichetta и la BadMoodMan Records/Solitude: una garanzia.
Dopo una storia tanto travagliata, i Mournful Gust sono tornati decisi a non ripetere gli errori del passato. E che sia un gruppo deciso e ben munito di idee, lo testimonia l'artwork stesso del CD e del libretto. Credo che sia uno dei piщ belli che mi siano capitati fra le mani. La qualitа grafica и stupefacente; i colori, il tratto dei disegni, lo stile delle fotografie sono malinconici e impeccabili, davvero spettacolari. Le facciate sono ventiquattro, tutte decorate in uno stile da vecchia fotografia. Ai testi vergati in corsivo si sovrappongono o fanno da sfondo immagini suggestive, piщ che altro oggetti da interno, dal gusto retrт. Le foto dei musicisti sono realizzate molto bene, e c'и anche una foto d'assieme. Note, ringraziamenti e tutto il resto non mancano. Bellissimo artwork, davvero, completato da una copertina che ci mostra una bella ragazza vestita in nero, con una vecchia casa sullo sfondo. L'artwork и stato realizzato da Vjacheslav Smishko: citare l'artista и d'obbligo.
L'album и stato registrato nello studio Autumnia tra il gennaio ed il dicembre del 2007. La formazione che ha partecipato alle registrazioni consiste in Vladislav Shahin (voce), Eugeny Vecher e Rojas Gaman (chitarre), SahO Maljovanj (basso), Stas Mischenko (tastiere) e Vjacheslav Rapusta (batteria). Come abbiamo visto, i musicisti provengono da Vae Solis e Temple Of Oblivion, ma non solo: si riscontano esperienze con Autumnia, Crystal Tears, Waiting Death e Requiem.
L'ospite August Devego suona il flauto in alcune tracce.
"The Frankness Eve" и un disco multiforme, che richiede parecchi ascolti per essere assimilato a dovere. Una cosa perт и evidente sin dall'inizio: i musicisti sono in possesso di una grande sensibilitа, e sono dei maestri nel dar vita a sensazioni di malinconia e di nostalgia. A differenza di altre band accasate presso la Solitude, non ho ravvisato cadute nella disperazione o nella desolazione. Le atmosfere rimangono sospese nella mestizia, in una sensazione di groppo in gola che и difficile scacciare.
La musica и davvero espressiva, e in alcuni momenti tocca vertici di suggestione, dando vita ad atmosfere vagamente sognanti. Perт il lettore non deve dimenticare che ci troviamo di fronte ad un gruppo metal, quindi la potenza c'и, e quando esplode non teme rivali. Lo stile dei Mournful Gust ondeggia tra il doom e il gothic metal, dove il primo и da intendersi nella sua accezione piщ ampia, spesso tendente al doom/death. E poi c'и la tecnica, ottima ma asservita alle canzoni e mai esibita. In questo senso, la musica dei Mournful Gust и influenzata dal prog. Anzi, in alcuni frangenti ci troviamo di fronte ad un vero e proprio prog metal rallentato, soprattutto quando Vladislav (o Vlad, com'и chiamato nel libretto) abbandona il growling a favore della voce pulita (cosa che tra l'altro fa di frequente). Le finezze prog si vedono nella ritmica, e nelle piccole/grandi complessitа dell'arrangiamento. Nonchи nella produzione e nell'esecuzione impeccabili.
C'и poi una componente folk/medivaleggiante, le cui melodie inconfondibili rendono gustose e particolari canzoni quali "To Your Deceits... Again", la lentissima ed evocativa "Honey For My Wounds" e parte di "With Every Suffering".
Il doom/death tradizionale и evidente nell'opener "A Pain To Rememeber", che alla fin fine risulta poco sorprendente. Meglio invece la voce pulita, strappalacrime di "From Illusions And Jealousy" (una delle canzoni piщ belle) e "It's Our Own Tragedy" (buona ma nulla di piщ).
A riassumere lo stile dei Mournful Gust ci pensano "The Cold Solitude", bella ed appassionata, con un arrangiamento possente, eccessivo e stratificato, e la conclusiva "Recover Me In Sores", che non spicca rispetto ad altre.
L'alone di decadenza che si respira и dolce ed amaro, e non puт che catturare ed imprigionare gli ascoltatori piщ sensibili. E' anche vero che tanti suoni, tante variazioni, queste durate consistenti ma mai esagerate, possono confondere l'appassionato di questo genere musicale, abbagliandolo con la sua maestositа. E anche un artwork come quello del libretto potrebbe far perdere le coordinate giuste, dato il suo fascino.
I Mournful Gust sono un ottimo gruppo, che ha dato vita ad un album solido. Solido, e basta. A ben guardare, non aggiungono nulla alla scena, anche se lo fanno benissimo. E spesso, certi passaggi sanno di giа sentito, quando altre trovate sono decisamente geniali. Questo fa supporre che il nuovo corso degli ucraini sia solo all'inizio, e che a partire dal prossimo album potremmo trovarci di fronte ad un gruppo di altissimo livello, non solo tecnico e professionale, ma anche artistico. Io ci credo. Speriamo che i Mournful Gust non ci deludano!

Author: Hellvis
Review
metal.de
8/10
28.09.2008

Wieder mal was Düsteres aus dem Osten, dieses Mal haben wir es mit den 1999 gegründeten Ukrainern MOURNFUL GUST zu tun. 2000 kam ihr Debütalbum "She's My Grief" als MC auf den Markt (die CD-Version kam erst 2005), zwei Jahre später brach die Band auseinander, um 2004 einen Neuanfang zu wagen. Soviel erstmal zu den Eckdaten.

Doch wie klingen denn nun MOURNFUL GUST? Nun, sehr britisch, würde ich mal sagen. Die Band mischt Death/Doom mit Gothic Metal und bewegt sich hier und da ganz schön in bewährter MY DYING BRIDE Nähe, wobei auch die alten Werke von PARADISE LOST hörbar ihre Spuren hinterlassen haben. Tja, und wer sich beim Cover nicht an das Debütalbum von BLACK SABBATH erinnert fühlt, ist hier sowieso falsch. Musikalisch haben die Ukrainer aber mit der Wurzel allen Übels kaum etwas gemeinsam, abgesehen vielleicht von den zähen, prägnanten Riffs. Hervorragende, tieftraurige, melancholische, sehr intensive Leads und Soli sowie düsteres Riffing dominieren die ausdrucksstarken Hymnen. Das Tempo zeigt sich recht variabel, zwischen schleppend bis hin zu Uptempo pendeln die einzelnen Stücke. Durch die Verwendung folkloristischer Melodien, teilweise vorgetragen von einer Flöte, und das akzentuierte Keyboardspiel fühlt man sich manches Mal auch an ältere AMORPHIS erinnert. Der emotionsgeladene Gesang zeigt sich ebenfalls ziemlich variabel, sowohl klar klagend als auch finster growlend überzeugt Vlad Shahin. Die Stücke zeichnen sich durch hohe Spannung, dichte Atmosphäre und epische Dramatik aus. Verfeinert werden diese noch durch einige akustische Gitarrenpassagen, treibend sägende Riffs und Pianoklänge.

MOURNFUL GUST bieten auf "The Frankness Eve" sehr abwechslungsreichen, höchst melodischen und auch recht innovativen Doom Metal auf sehr hohem Level. Ein wundervolles, ergreifendes, bittersüßes Kleinod. Beeindruckend!

Author: Endres
Review
Quintessence
4/6

Mournful Gust is a six headed band hailing from the Ukraine. I heard of the band through the album “She Is My Grief”, which was released in 2000. That album showed that they picked up a lot from the British scene, especially My Dying Bride or The Prophecy. “She Is My Grief” also contained some interesting parts, although you had the feeling that you have heard it all before. But that was my only point of criticism. After 8 years they are back with a brand new album called “The Frankness Eve”. While listening to the album, I noticed that they kept the sound that they played on their debut, only more in balance and with a small own identity. All songs have a lot of melody, the compositions are very good and there is a lot of sphere on the album. Besides sounds of desperation and tragedy, you also can hear small folk parts. Strong songs on the album are To Your Deceits..Again and With Every Suffering. The variation in the vocals is also a strong point of them by the way. The album sounds better production wise compared to their debut. I only think that the keyboards should be a bit more in the background. Concluding I can only say that its a good doom/death metal album that will please fans from this scene.

Author: Andre Groeneveld
Review
Rock Underground
8/10

O Mournful Gust, é um conhecido grupo ucraniano e está de volta com um novo álbum após oito meses parados! O álbum debut foi lançado no ano 2000 e foi relançado em CD em 2005 pela Soyuz/Metal Agen. Atualmente o grupo voltou com novo material, combinando gêneros como Gothic Metal, Death, Doom e elementos da música Folk européia. As melodias são preenchidas com gravações de flautas. A voz da vocalista (conhecida pelo seu trabalho no Autumnia) transmite uma rica variedade de sentimentos e experiências que foram registradas em letras em inglês, passando dos vocais limpos até os guturais. Isso é o que diz o release do gruo. Os press reelases geralmente são um tanto, assaz, exagerados, mas desta vez foram certeiros em descrever a banda. A banda nasceu a partir de duas bandas anteriores dos membros, a banda de black metal Vae Solis e a banda de doom death metal Temple Of Oblivion, até que em 1999 surge a Mournful Gust. Finalmente em 2008 a banda volta com um álbum completo, com um encarte de 24 páginas. Aqui temos uma banda madura e este grande disco tem destaques em It's Our Own Tragedy, To Your Deceits...Again, From Illusions And Jealousy e Honey For My Wounds. Sombrio, gélido e arrepiante
Review
Metal District
8.5/10
23.10.2008

Und noch mehr Doomdeath aus der russischen Talentschmiede Solitude Productions bzw. deren Unterlabel Bad Mood Man Music. MOURNFUL GUST schimpft sich diese ukrainische Band und legt uns gerade nach dem 2000er Debütalbum ihre zweite volle CD vor.

Der Opener ist ein schön schwerfälliger Klopfer mit einigen fantastischen Riffharmonien, grandiosem Gekotze voller Schmerz und ohnmächtiger Wut, der über neun Minuten lang seinen Zauber entfaltet. Keyboards, tonnenschwere Gitarren, alles eben, was des Doomdeathers Herz begehrt. Auch Passagen mit Stakkatogitarren und Keyboards, die man so eher auf einer aktuelleren Progmetalscheibe erwartet hätte. Nicht übel.

Schon "It's our own tragedy" zeigt die Band dann von einer anderen Seite, entpuppt sich als ein Konglomerat aus Doommetal von höchster Emotionalität und altem, sphärischem Gruftrock der getrageneren Art. Der Gesang besitzt eine schon fast ICED EARTH mässige Dramatik. Ich kann auch folkige Anklänge vernehmen, die gerade in den ruhigen Momenten des Stückes gut herausgearbeitet werden. Wohin wollen die Ukrainer hier mit uns?

Folkig und ruhig ist "To your deceits...again" im Anfang, wobei das folkige Melodienelement sich hartnäckig hält. Die nordische Kühle, die hymnischen Leadgitarren, das majestätische Feeling des dahinwogenden Stückes, ich bin geneigt, an die "Tales from the thousand lakes" Gottheit der finnischen Ex Doomdeather AMORPHIS zu denken, die Parallelen sind offensichtlich. Aber MOURNFUL GUST machen ihrerseits eine sehr gute Figur und haben ein schönes Lied geschrieben mit grollendem Deathmetalgekotze und den herrlich gefühlsüberfrachteten melodischen Vocals. Querflötenklänge bereichern das schöne Stück noch weiter. Da 1994 ja bekanntlich lange vorbei ist und AMORPHIS inzwischen eher progressiven bis psychedelischen Hardrock spielen, können sich alte Fans, die noch immer den damaligen Kultscheiben hinterhertrauern, jetzt an diesem Stück laben.

MOURNFUL GUST haben erkannt wo der Hase läuft. Gefühl ist das Stichwort. Diese Musik muss emotional sein, die Melodien müssen groß sein oder es darf sie gar nicht geben. So schwelgen die Ukrainer dann zuweilen in üppigen Harmonien, setzen zwischendurch aber auch auf düster - gruftige Slowdeathmomente, welche die Melodienseligkeit der Band geschickt kontrastieren, damit sich der geneigte Hörer nicht erdrückt, nicht in einem Bottich an Schönklang ersäuft fühlt. Weder diese typischen Keyboardpianoklänge, noch die Synthieteppiche, noch Gothicpomp stören das wundervolle Bild. So schrecklich ich dieses Genre auch allgemein finde, es gibt Ausnahmen von gigantischer Qualität und MOURNFUL GUST sind eine solche.

"From illusions to jealousy" könnte beinahe noch alten Progrock in sich tragen, ist auf jeden Fall wieder eine perfekte Mischung aus Gefühl, Dekadenz, Verspieltheit und Boshaftigkeit. Eingängig bis zum Erbrechen, aber auf gewisse Weise magenfreundlich. Vielleicht bin ich ja auch nur von der Heterosexualität abgekehrt und stehe jetzt auf fluffigen Bombastsound, der sich mit schwerer Süße wie von dunklem Honig auf die Sinne legt. Aber nein. Die meisten schuchteligen Bands dieser Sparte kann und will ich nicht anhören, auf den alten Gothicdeathdoom stand ich schon 1991 und gute Musik ist nun einmal gute Musik, mag mich der COTD steinigen, vierteilen, meine Überreste vergewaltigen und dann an die Schweine und Straßenköter verfüttern. Ich stehe voll zu meiner Meinung über dieses Album.

"The cold solitude" kommt wieder ganz ohne Grunzen aus, dafür ist der melodische Gesang emotional umso exaltierter. Der dahinwogende Doommetal des Songs würde sich beim DOOM SHALL RISE 2009 gut auf der Bühne machen. Insgesamt sollten Frank und seine Kollegen sich überlegen, diese Band hier statt der komischen Dronekapelle zu buchen, auch wenn die ganzen True Doomer erstmal aus der Halle flüchteten. Feines Stück Musik, um nochmal auf den Song zurückzukommen.

Erst wird es in "With every suffering" ganz heavy und düster, dann kommen eingängige Melodien mit etwas rauerer Stimme dargeboten, dann wird es ruhig, besinnlich und leicht folkig, dann kehrt man wieder zum Doomdeath zurück, nachdem man eine etwas treibendere Metalpassage eingeflochten hat. Und weiter wird geschwelgt. Trotz des dämonischen Gewürges vom Shouter ist diese Musik schon fast wie ein Lustwandeln durch einen ebenso farbenfroh blühenden, wie auch schon verfallenen Garten. Dass hier dann noch diese Gothicpopharmonien dazwischenfunken macht den Song nicht schlechter. Das Gesamtbild ist stimmig und reißt unweigerlich mit.

"Honey with my wounds" ist eine kurze Pianoballade mit Bombastoverkill für vier italienische Speedmetalkapellen, aber auch hier bewahrt die Band Anstand und lässt den Song nicht zu sehr ins Kitschige abtreiben. Ich lasse das gute Stück mal so durchgehen, weil gleich danach "Recover me in sores" kommt, melodischer Doomdeathmetal mit eben jenen großartigen, gigantischen Melodien, folkigen Referenzen, überwältigenden Gefühlen und der epischen, machtvollen Ausstrahlung, die eine solche Musik mit sich tragen muß. Ein paar verspieltere Momente deuten wieder gen Prog, was den Fluß des Stückes nicht verlangsamt. Ruhige Parts mit schönem Gitarrenheldensolo sind im Preis inbegriffen. Dekandent, fürwahr. Aber warum soll man sich nicht auch einmal was gönnen? Nur bodenständigen Boogie kann ich nicht jeden Tag ab.

Potzblitz, ist das eine mächtige Scheibe, das ist ein 4 Gänge Essen im 5 Sterne Restaurant, das ist einfach erhaben. Und zugleich steht die Band mit beiden Beinen auf dem Boden, was dem Album eine solide Grundlage schenkt. Wer sich im Bereich bombastischen Doomdeathmetals mit Gothiceinschlag behaupten will, der hat sich an MOURNFUL GUST zu messen. Und nun schweben wir alle gemeinsam ab ins Asenreich, halleluja!

Author: SirLordDoom
Review
Atmospheric.pl
5/5

Solitude Prod. to wspaniała wytwórnia działająca w Rosji, która specjalizuje się w wydawaniu doom metalowych klejnotów ze swojego kraju oraz byłych republik radzieckich (i jak się okazuje, jest to bardzo płodna scena). W jej cieniu funkcjonuje sublabel BadMoodMan Music, w którym skupiają się grupy pokrewne, ale jednak nieco inne stylistycznie. Niekiedy jednak w praktyce różnice między tymi firmami okazują się tkwić tylko w nazwie. No bo druga płyta Ukraińców z MOURNFUL GUST, „The Frankness Eve”, która jest wypełniona potężnym doom/death metalem, z powodzeniem pasowałaby do katalogu Solitude, a tymczasem jest opieczętowana logiem BadMoodMan Music. Drobne wpływy folkowe obecne w utworze „To Your Deceits...Again” czy „Recover Me In Sores” w melodii i w brzmieniu imitowanego fletu nie jest to przecież na tyle odrębny i inny element, by mówić w przypadku MOURNFUL GUST o jakiś odstępstwach od stylistyki... Bo ogólnie album „The Frankness Eve” jest całkowicie klasyczny (kłania się MY DYING BRIDE, PARADISE LOST, MOURNING BELOVETH). Kompozycje płyną w średnich oraz walcowatych tempach, opierają się na przejmujących melodiach, ich gitarowo-perkusyjne brzmienie jest wspomagane przez subtelnie aktywne w drugim planie instrumenty klawiszowe oraz miejscowo akustyki i solówki. Dopełnieniem całości jest bardzo dobry growl, który wyraża smutek, cierpienie, nostalgię, ewentualnie kobiecy śpiew. MOURNFUL GUST potrafi oczarować swoją muzyką i dotrzeć do wnętrza słuchacza. Krążek „The Frankness Eve” ma wiele uniwersalnych pierwiastków, które są łatwe do przyswojenia nie tylko przez gorliwych fanów doom/death. Ps. Wydawnictwo to jest poszerzoną (dwa razy dłuższą) kompaktową wersją kasety o tym samym tytule, która ukazała się w roku 2006.

Author: Kasia
Review
Zwaremetalen
9.5/10
17.01.2008

Uit de Ukraïne komt dit zeskoppige gezelschap. De band is geboren in 1999 en heeft sindsdien een fikse lijst aan line-up wisselingen en periodes van stilte gekend. De band heeft echter altijd een mix van gothic en doom metal gemaakt.

Op The Frankness Eve laat de band een behoorlijk progressieve vorm hiervan horen waarbij ook de deathdoom en de folk invloeden niet vergeten mogen worden. Oude Paradise Lost en My Dying Bride en ook wat van de melodielijnen van een oude Haggard hoor ik er in terug. Sterke pion in het geheel is met name zanger Vladislav, deze man heeft naast een prima grunt een erg kenmerkende cleane stem, die erg geschoold klinkt. De beste man schuwt geen moeilijke toonladdertjes of lange uithalen, gelukkig maakt hij er geen overdreven virtuoos zelfgegeil van, maar weet hij met zijn stem een goede sfeer neer te zetten op dit album.

Muzikaal gezien weet de band enerzijds duidelijk een identiteit te kiezen maar anderzijds voor een goede dosis afwisseling te zorgen. De eerder genoemde genres komen en als mengsels van elkaar naar voren maar ook los van elkaar. Dit zorgt voor goede verbanden in en tussen de nummers en doet mij verbazen waarom deze band niet veel groter is, alle ingrediënten voor een succesalbum zijn aanwezig. BadMoodMan Music heeft een erg goede zet gedaan met deze groep, hopelijk blijft de line-up nu dermate stabiel dat ze op de koers waar ze nu op zitten doorgaan en dat ze verder en verder buiten de landsgrenzen bekend gaan worden!

Author: Jan Hendriksen
Review
Metal1
9.5/10

Rein musikalisch betrachtet ist die Ukraine ein kurioses Land. Im Black Metal Untergrund treiben sich nämlich nicht nur ein Haufen brauner Blödbirnen herum, sondern auch die ein oder andere christliche Band, Holy Blood und Evroklidon lassen grüßen. Was sich bei den meisten Metal-Bands aus diesen Gefilden sehr deutlich abzeichnet ist aber oft ein Hang zu groß aufgezogenen Folk-Arrangements, mit denen oft alle möglichen und unmöglichen Genres angereichert werden. So auch bei unseren heutigen Kandidaten, die sich zu keiner der oben genannten beiden Fraktionen zählen, sondern ein Genre spielen, das in der Ukraine scheinbar Mangelware ist: Doomdeath. Genau meine Kragenweite. Dachte ich mir auch, als ich zum ersten Mal von MOURNFUL GUST hörte und ein Ohr in die Myspace-Samples riskierte. "Die Scheibe wird gekauft", schoss es mir da direkt durch den Kopf, aber das Schicksal hatte andere Pläne und kaum eine Woche später hatte ich eine promotionelle Version von "The Frankness Eve" auf dem Schreibtisch. Sachen gibt's.

Egal wie, jetzt ist das Ding jedenfalls im Haus und will einer genaueren Prüfung unterzogen werden. Erst mal äußerlich. Und da macht die zweite Langrille der 1999 aus den Bands Temple of Oblivion und Vae Solis formierten Kapelle schon eine verdammt gute Figur. Das Coverartwork ziert nämlich ein ziemlich hübsches Frauenzimmer, auch noch schön in Sepia in Szene gesetzt, nicht übel. Das zieht sich auch weiterhin durch das restliche Booklet, hier werden stimmungsvolle, nostalgische Fotografien der Band gezeigt (Frontmann Vlad erinnert mich auf einigen Bilder irgendwie an Aragorn-Darsteller Viggo Mortensen), dazu alle Texte und die einzelnen Titel auch noch auf unterschiedlichste Art und Weise aufgemacht, fein fein. Die größte Überraschung erwartete mich aber, als ich die Silberscheibe mal umdrehte und von unten in Augenschein nahm. Die Band (oder Plattenfirma?) hat wahrlich und wahrhaftig den ungenutzten Platz der CD utilisiert und darauf im Kreis mehrfach ihr Logo eingeprägt. Prinzipiell nutzlos, aber eine sehr coole Idee und beweißt eindrucksvoll, dass MOURNFUL GUST keine halben Sachen machen.

Diese These lässt sich auch 1:1 auf die Musik des Sechsers aus Kryvyj Rig übertragen, denn der Opener "A Pain to Remember" (der übrigens schon zwei Jahre zuvor auf einer EP erschien, die denselben Titel wie die Langrille trägt, da allerdings in einer kürzeren, nur knapp vierminütigen Fassung... hier bringt der Song es auf stolze 9:19) legt schon gut los. Versierte, stimmungsvolle Gitarrenarbeit, langsames aber akzentuiertes Drumming, Sänger Vlad leistet auch großes, sei es sein finsteres Grunzen oder sein theatralischer Klargesang, hier passt alles. Für Doom geht die Band auch überraschend flink zu Werke, die meisten Songs sind im Midtempo unterwegs, was der Eingängigkeit zugute kommt. Hier ist eher Easy-Listening angesagt, aber das bedeutet im Umkehrschluss nicht gleich, dass die Sache handwerklich eine eher simple Angelegenheit ist, das ist sie nämlich nicht. Wie gesagt, das Riffing ist sehr cool, Drummer Vjacheslav Kapusta hat ein gutes Ohr dafür, wann sein Einsatz gefragt ist und die Arrangements, die Tastendrücker Mischenko auspackt wissen auch zu gefallen.

Wie schon in der Einleitung erwähnt wird Folk hier hin und wieder groß geschrieben und das tut den Kompositionen von MOURNFUL GUST hörbar gut. In den ersten paar Tracks wird in dieser Hinsicht noch etwas auf Sparflamme gekocht, wenn man genau hinhört kann man es schon erahnen, aber im Großen und Ganzen nehmen sich die Arrangements eigentlich eher wie eine Extraportion Bombast aus. Aber der Anfang von "To Your Deceits... Again" zeigt dann die eigentliche Marschrichtung an. Das Akustikgitarren-Geklimper hat ein bißchen was von Dissection-Interludien wie "Into Infinite Obscurity", aber spätestens die einsetzende Flöte versprüht wahrlich naturmystische Atmosphäre. Die steht MOURNFUL GUST übrigens exzellent zu Gesicht, prinzipiell kurbeln sie nämlich sehr generischen Doomdeath herunter, teilweise zwar wirklich berauschend leichtfüßig, aber nichts absolut einzigartiges. Die Flöteneinwürfe, die Fiedeln, die volkstümlichen Melodien und all das, die machen die Musik erst so groß.

Und groß, das ist sie wahrhaftig. "The Frankness Eve" ist ein wundervolles Album, dessen Atmosphäre irgendwo zwischen lauen Sommernächten und windigen Herbstnachmittagen schwankt und die Theatralik der Kompositionen und die unterschwellige Hoffnung, die bei all den traurigen Melodien der Ukrainer anklingt, macht Lust darauf, selbst mit der Liebsten im Arm hinaus in die Wälder zu gehen und die Schönheit der Natur zu erkunden. Wie geschaffen für Stunden zu zweit und auch alleine zum Abtauchen und Träumen eine wahnsinnig schöne CD.

Author: Christian Heckmann
Review
Live4metal

I sympathise with the band name, chaps. Many is the time that my dog has been a bit too eager to chew on his denta-stix (tm), and let rip with a gust that has made me feel extremely mournful. Albeit I think that it is very unlikely that this Ukrainian outfit has named themselves over bouts of unheralded canine flatulence, the clue to the band is in the name – yes, it's time for more ex-soviet bloc doom/death readers.
Luckily, of course, what seems to fly westwards from the exotic east always seems to be of high quality, and this release is no exception. In keeping with some of their peers, I again have to congratulate them for the quality of their presentation, as the CD and inlay are
absolutely exquisite in both material and design. This care for the final product is mercifully also replicated in the music itself. While this may not ever stray too far from the beaten path worn by the likes of classic Anathema, early Paradise Lost and (especially) My Dying Bride, there are enough innovations here to elevate them from the main hum-drum of their rivals. Firstly, there are frequent quiet, almost acoustic passages which serve to provide some much-needed respite from the unbridled melancholy. There are also some passages of almost hysterically overwrought emotional male vocals alongside the usual Darren White-isms on display, but with such carefully structured atmosphere and gravity in the sound, it never seems to stray too much into the realms of comedy. The keyboards are really well done, and there are some sections that tentatively explore some almost folk-like feelings.
If I were to be frank (Castle, rather than Spencer), I would say that this isn't ever going to set the world aflame with its staggering contribution to musical novelty, but then again being the first to do something isn't always the goal now, is it? So sure, they retread some of the ground already well worn by their British forebears, but they do it with aplomb. I'll say it again for you all; I would rather hear something well played and earnest than something contrived and novel. Mournful Gust know what they like, and perhaps more importantly they know what you will like: emotional, depressing doom played with taste and care. Let yourself go: sniff the gust.

Author: Chris Davison
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