Save 25%

Doomed - In My Own Abyss (CD)

death doom metal, Solitude Productions, Solitude Productions
List price: 479.90 Р
359.93 Р
You save: 119.98 Р (25%)
Price in points: 600 points
SP. 068-12 x
In stock
+
The second in the band history (and the first officially released) long-awaited album by a German project Doomed. «In My Own Abyss» presents uncompromising doom death metal of highest purity, harsh and aggressive, but featuring skillful arrangements which make this work complex and force a listener to play it again and again. At the same time the last track of the album present and outstanding in its depth, purity and force cover version of famous Russian traditional folk song «Oh You, Wide Steppe…»! And, of course, composer talent and excellent work of the only member of the band, Pierre Laube, as well as powerful and clean sound of the album are worth mentioning, finally making this Doomed release a classic one.

Tracklist:
1 Downward 7:29
2 Alone We Stand 7:16
3 The Ancient Path 9:06
4 A Wall Of Your Thrones 7:33
5 Restless 6:45
6 Leave 9:09
7.1 Ах ты, степь широкая 5:46
7.2 (silence) 7:38
7.3 Loss 3:44

Artist:
Doomed
Artist Country:
Germany
Album Year:
2012
Title:
In My Own Abyss
Genre:
death doom metal
Format:
CD
Type:
CD Album
Package:
Jewel Case
Label:
Solitude Productions
Cat Num:
SP. 068-12
Release Year:
2012
Barcode:
4627080610170
Country Of Manufacture:
Russia
Review
Doom Metal Front #10
8/10

Pierre Laube, der Mastermind hinter dem EinMann-Projekt DOOMED, scheint vor Kreativität zu sprühen. Nach gerade einmal einjährigem Bandbestehen und mehreren anderen Bands veröffentlicht er mit In My Own Abysssein zweites Album. Mit den Russen von Solitude Productions hat er zudem den perfekten Partner für dieses Death Doom-Ungetüm gefunden. Wo man bei anderen Bands deutlich die Kürze der Produktionszeit an der mangelnden Qualität der Titel ablesen kann, hat DOOMED noch mal einen Zacken draufgelegt. Atmosphärischer Todes-Doom, der hin und wieder am Funeral kratzt und mit einem Rö-chelorgan überzeugt, das selbst Chris Barnes zusammenzucken lassen dürfte. Nach Monaten im stillen Kämmerlein hat der Zwickauer endlich einige Musiker um sich geschart und präsentiert die Tracks live. Bei dem Release kann das nur von Erfolg gekrönt sein.

Author: FF
Review
Iye Zine
8/10
07.01.2012

La recensione del disco d’esordio dei Doomed, uscita su Iyezine qualche mese fa, si era chiusa con l’auspicio che qualche etichetta lungimirante si accorgesse del valore di questo progetto doom-death del musicista tedesco Pierre Laube.

Evidentemente la Solitude ha avuto l’occhio più lungo o, se non altro, è stata più rapida nell’arricchire il proprio roster con quella che è stata una delle più piacevoli novità del 2012 in ambito doom.
Il secondo lavoro di Pierre conferma pienamente le già ottime sensazioni destate nell’esordio, grazie anche a una contiguità stilistica, quasi inevitabile direi, visto il breve intervallo di tempo trascorso tra l’uscita dei due dischi.
Per quanto possibile, la proposta appare ancor meglio focalizzata su un death-doom basato più sull’impatto che sulla melodia; infatti, il pregio dei Doomed è proprio la compattezza del suono che si manifesta con riff granitici e un growl impietoso, il tutto sapientemente alternato a frequenti rallentamenti e a squarci chitarristici volti a incrinare il muro di incomunicabilità eretto da un sound sempre minaccioso, anche nei momenti di calma apparente. Inoltre, nonostante chi si cimenti in questo genere finisca spesso per assomigliare in maniera più o meno pronunciata alle band che ne hanno segnato la storia, Laube riesce nell’intento di proporre un proprio trademark evitando di cadere in rimandi eccessivi rispetto a quanto già composto da altri in passato.
Come il suo predecessore, “In My Own Abyss” tende progressivamente ad “ammorbidirsi” nella sua parte terminale; in questo senso la differenza tra l’opener “Downward” e la traccia di chiusura “Ah Ty Stiep Schirokaja” è evidente, ma ciò avviene in maniera graduale attraverso brani in cui la componente death lascia spazio ad atmosfere maggiormente evocative, tra i quali spiccano le mirabili “Alone We Stand”, “The Ancient Path” e “Leave”.
Una conferma quindi, a distanza ravvicinata, per il musicista tedesco e un 2013 che si preannuncia ricco di novità e di impegni, tra la riedizione dell’esordio “The Ancient Path”, la costituzione di una line-up funzionale alle esibizioni dal vivo, oltre alla composizione di nuovo materiale per un futuro terzo lavoro che, viste le premesse, potrebbe consacrare i Doomed come una delle realtà più fulgide del death-doom europeo.

Author: Stefano Cavanna
Review
Funeral Wedding
4/5

Diretamente da Alemanha nos é entregue mais uma grande banda via Solitude Productions. O nome do gigante é Doomed e ano passado foi lançado o segundo cd da banda, intitulado In My Own Abyss. Com um trabalho gráfico de muito bom gosto (e que, se comparado com a arte do primeiro cd, parece seguir uma linha estética) e boas referências, o grupo abre o cd na pressão com “Downward”, onde Pierre Laube, membro único do grupo, mostra todos os lados da banda de uma só vez, indo de boas levadas cadênciadas e vocal gutural de respeito para um timbre limpo de voz e levadas hipnóticas.
“Alone We Stand” nos presenteia com lindas melodias e peso acima da média.
A próxima música a ser destilada é “The Ancient Path” e o deleite é imediato quando a mesma inicia-se com timbres limpos de gelar a espinha logo adentrando em uma levada hipnótica de muito bom gosto. Melodias etéreas, vocais opressivos e atmosferas criadas na medida certa são destiladas durante os nove minutos da música ponto alto do long-play.
“A Wall Of Your Thrones”, “Restless” e “Leave” (E que coisa linda é essa última mencionada) são executadas em seguida antes do grand finale: “Ах ты, степь широкая” (Sim, esse é o nome da música mesmo) e suas ambientações épicas, vocalizações em coro de muito bom gosto e grandes melodias criadas na guitarra.
Para os curiosos, a música na verdade tem 17 minutos e uma hidden track nos seus momentos finais que faz arrepiar até os cabelos mais escondidos do nosso corpo. Nesse segundo play, o Doomed finca seu nome como mais um grande expoente da vertente e ficamos no aguardo de mais obras como essa no futuro.
Review
Metallized
7.4/10

Debutto ufficiale per questa one-man-band tedesca che risponde all'abusatissimo moniker Doomed, nome già in uso in (almeno) altre tre band, ma con cui il musicista tedesco ha ben poco da spartire: questo In My Own Abyss è infatti un bel platter di doom/death molto potente e allo stesso tempo anche decisamente melodico. Il tuttofare Pierre Laube, già attivo in altri progetti tra cui P.H.A.I.L., è l'artefice di tutte le parti strumentali e delle vocals, oltre ad occuparsi personalmente anche della produzione e della grafica, assumendo quindi il totale controllo sul risultato finale.

Il genere proposto, come dicevo in precedenza, è un doom/death molto energico e dirompente, che però gode di una scrorrevolezza e di una dinamicità solitamente estranee a queste sonorità. Nonostante il panorama doom sia quantomai saturo e affollato da una miriade di band che non fanno altro che riciclare formule vecchie e già sentite, il buon Pierre riesce a farsi spazio in questa giungla di cloni, guidato non dal lume dell'innovazione - cosa che ormai pare non appartenere più a molti - ma dalla classe innata nel confezionare brani molto ben congeniati e arrangiati. Difatti, Doomed gode di un songwriting decisamente ispirato, che in qualche momento mi ha portato alla mente gli Hooded Menace, certe cosette dei Cathedral e le inconfondibili chitarre dei Candlemass, il tutto unito ad una vena artistica molto spiccata e personale.

Le note biografiche della band sono quantomai anomale, totalmente in controtendenza rispetto a tutte quelle labels che, utlizzando fiumi di paroloni, tentano di abbellire quello che invece è semplicemente mediocre; in questo caso lascerebbero intendere di essere al cospetto di un classico quanto violento doom/death vecchia scuola, etichettando il progetto in questo contesto musicale, mentre invece è possibile percepire molta melodia incastonata tra le rocciose chitarre del tuttofare teutonico, il che conferisce un valore aggiunto al lavoro.
Se nella maggior parte degli album pubblicati da one-man-band si sente un certo squilibrio compositivo dettato dalla difficoltà di essere musicisti virtuosi con tutti gli strumenti, in questo caso siamo di fronte a un piccolo portento che ha saputo confezionare un lavoro dove tutti gli elementi hanno la stessa importanza, contribuendo - come in una vera band - a dare ognuno il loro apporto nell'economia dei brani. Se poi si aggiunge il fatto che ognuno di questi strumenti sia stato suonato secondo i gusti di una sola mente, il risultato non può che essere un lavoro compattissimo.

L'album si apre con Sun Eater, brano cadenzato e intriso di una vena malinconica che fa da contraltare a un growling bassissimo e brutale. Il pezzo presenta, nella parte centrale, un interessantissimo rallentamento, dove il bravo Pierre si lancia in un cantato in clean vocals molto caldo e avvolgente, cointribuendo ad alleggerire l'atmosfera.
Proseguendo nell'ascolto, spicca The Ancient Path, con i suoi 9 minuti abbondanti, durante i quali le atmosfere si fanno più cupe e si sconfina nelle gelide vallate del funeral doom; scorrendo i minuti ci si imbatte nei tempi stoppati di Restless, elementi quest'ultimi che denotano una certa apertura a strutture più tecniche e comunque moderne, e che mi hanno portato alla mente - chissà per quale assonanza - alcuni dei passaggi più atmosferici dei primi Nile.
Giungiamo al penultimo episodio di questo interessantissimo In My Own Abyss, la bellissima Leave: un brano inizialmente lento e solenne, ma che intorno alla metà si rinforza con un bel riffone, e quest'ultimo introduce la doppia cassa per una parte abbastanza robusta che poi torna a dissolversi in un finale molto rarefatto.
Conclude l'opera la stravagante Oh You, Wide Steppe... brano presente solo sulla versione digipack, che è la rivisitazione di un celebre canto tradizionale russo in salsa doom con tanto di ghost track.

Questo In My Own Abyss è il secondo album composto da Pierre Laube a nome Doomed, ma rappresenta il debutto ufficiale della band sotto l'ala protettrice dell'omnipresente Solitude Prod. Un nome da seguire per il futuro!

Author: Gabriele Fagnani "Furio"
Review
Atmosfear #11
7/10

Этот немецкий one-man проект был основан в ноябре 2011 года, а уже спустя 4 месяца был готов дебютный альбом “The Ancient Path”, правда оный не получил должной дистрибьюции поскольку был издан самиздатом. Спустя ещё 4 месяца был записан второй альбом “In My Own Abyss”, который уже вышел на Solitude Productions и соответственно стал доступен, куда большему количеству слушателей. Уже по названию группы сразу можно было понять, с чем мы тут будем иметь дело. Конечно же вас ждёт мрачный и медленный, и при этом бескомпромиссный doom/death metal, причём не самого худшего качества. Судя по оформлению диска, которое практически идентично оформлению “The Ancient Path”, мы имеем здесь дело с некой концепцией, которая похоже известна только мастермайнду DOOMED Пьеру Лаубе. Но не это самое интересное, а последний трек под названием “Ах ты, степь широкая…”. Очевидно Пьер питает самые тёплые чувства к матушке России, раз он записал такой кавер на эту известную народную песню. Да и уже тот факт, что его диск вышел на российском лейбле также о многом говорит. “Забавный” релиз.

Author: CS
Review
Metalizer
3/5

Я всегда считал, что формат one man-band - это привилегия исключительно блэк-металлистов. Ан нет, эту моду подхватили представители и других жанров. А что? Удобно, никто не стоит за спиной и не ворчит, что "этот кусок поправить надо" - делай все, как считаешь нужным. Этот путь выбрал основатель проекта Doomed - Пьер Лаубе. Как ни странно, дебютник проекта оказался неплох: плотный саунд, сочный гроулинг - что еще надо для счастья думстеру? Но не все в порядке в германском королевстве, похоже, Пьер перенял одну плохую привычку у блэк-металлистов: по альбому каждые полгода. Не буду вам напоминать, чем это чревато.
Скорей всего вы читали хоть одну книгу Дарьи Донцовой, если это так, то вы можете припомнить, что в этих книгах происходило? Лично я не вспомню даже под угрозой смерти. Что подобное случилось с "Мy Own Abyss" - он не запоминается! Нельзя назвать "MOA" скучным и однообразным - это не так. В арсенале альбома имеются разнообразные мелодии, но вот какие-то они блеклые и безвкусные... Альбом получился слишком уж математически выверенным, в нем явственно не достает эмоций и искренности, исключением является только завершающий (и неожиданный!) трек "Эх ты, степь широкая".
Альбом справляется со своей главной задачей - развлечением. Но есть развлечения, которые не надоедают годами, а вот про "MOA" вы можете забыть сразу после того, как утихнут колонки. Релиз предоставлен Solitude Prod.

атмосфера - 3,
техника - 4,
реализация - 3,
материал - 3

Присутствует: Сочный гроулинг, Cреднее качество записи, Русская народная песня
Отсутствуют: Эмоции, Желание послушать второй раз

Author: Валерий Галатинов
Review
Pitchline Zine
7.5/10
18.06.2013

Curioso el caso de las llamadas ‘one man band’, que en géneros como el Black Metal han llegado a ser bastante prolíficas. Pero el hecho de que haya cuajado en esa variante del metal extremo quizá se haya debido a la simplicidad de las composiciones que han demostrado los únicos integrantes de esos grupos, o al hecho de tener una idea muy clara y la única forma de evitar su distorsión sea el control de todo el proceso creativo. Aunque en el Death Metal también se han visto algunos casos, ha sido más raro encontrarse una dentro del Doom Metal.

Pues bien, una de esas ‘rara avis’ es la banda Doomed, cuyo artífice Pierre Laube, ha sido uno de esos atrevidos que se han lanzado en solitario a desarrollar su propuesta y manifestar su particular visión del Doom en su vertiente más brutal y pesada. Y he aquí ‘In My Own Abyss’, título bajo el cual encontramos su segundo trabajo, al que precedió el mismo año de su salida su primer disco autoeditado bajo el título ‘The Ancient Path’. Este nuevo trabajo, que ha sido editado por el sello ruso Solitude Productions, que siempre se encarga de sacar excelentes discos de Doom en todas sus vertientes, cuenta con siete cortes a lo largo de los cuales su mente creativa explora sus sentimientos más oscuros a base de pesadas guitarras, un bajo y batería machacones y voces guturales, aunque también da cabida a momentos más pausados recurriendo a guitarras limpias y sintetizadores que equilibran su particular universo. Incluso se atreve con voces limpias en los temas en el primer corte ‘Downward’ o en ‘A Wall Of Your Thrones’ y ‘Leaves’. Otro punto destacable es la producción, de la que también se ha encargado el propio Pierre, en el que se nota que ha buscado que todo suene cristalino y con un punto ‘moderno’, al contrario de otras bandas de este estilo que tiran más hacia la crudeza y la saturación. Y a pesar de que yo prefiera un poco más de crudeza, en el contexto de Doomed ese punto ‘digital’ en su sonido queda muy bien.

Cierra el disco con una versión de una canción popular rusa, ‘Ах ты, степь широкая’, que consigue llevar a su terreno y que suene con mucha fuerza gracias al solemne coro que acompaña a la primera fracción del tema.

Pero la creatividad y control de Pierre no sólo se queda en el aspecto musical, sino que también se ha encargado del diseño gráfico del disco en el que ha reflejado su propio abismo. Como curiosidad, he podido ver en su página web fotografías de una limitadísima edición de ‘In My Own Abyss’ en una caja de madera tallada de manera artesanal con la portada del disco.

Muy buen trabajo de Doom Death en su faceta más lenta y pesada, y que a pesar de seguir los patrones establecidos dentro del género, Doomed, o lo que es lo mismo Pierre Laube, demuestra tener las ideas muy claras y cuáles son las directrices a seguir para continuar explorando su propio abismo.

Author: AmrotH
Review
Miasma
7/10
08.05.2013

Saksalainen Doomed on vasta vuonna 2011 perustettu deathin ja doomin makuista metallia soittava yhden miehen orkesteri, jolla on jo kuitenkin takana kaksi viime vuonna julkaistua täyspitkää albumia. Nyt arvosteltavana oleva ja joulukuussa julkaistu In My Own Abyss on järjestyksessä toinen niistä. Ottamatta kantaa aiempaan levyyn ja sen jälkeen tapahtuneeseen kehitykseen, sen ollessa ilmeisesti omakustanteinen julkaisu, niin In My Own Abyss kuulostaa kyllä melko hyvältä. Ei siis ole yhtään ihme, että yhtye on saanut taakseen julkaisijan.

Musiikki on pääasiassa melko maltillista, eikä mitään kaahausta ole kyseessä. Vaikka doomista on kyse, niin kappaleet eivät kuitenkaan ole mitään erityisen junnaavia ja yhden riffin ihmeitä(tm), vaan niissä on paljon vaihtelua, vaikka raskas pohjavire säilyy käytännössä koko ajan. Kappaleet ovat hyvin kitaravetoisia ja melodiat ovat useinkin erittäin miellyttäviä kuunnella. Vokaalit ovat toteutettu tyypilliseen death metal -tyyliin kurkusta käsin, joka sopii oikein erinomaisesti musiikin kanssa yhteen.

Doomedin ristisiitos death- ja doom metalin välillä tuntuu onnistuneen melkoisen hyvin, vaikkakin ehkä kappaleet olisivat hyötyneet pienestä tiivistämisestä, sillä nyt levy himpun verran liian pitkältä ja keskittyminen meinasi aina välillä herpaantua. Kuitenkin levy on melko tunnelmallinen tapaus ja miellyttävä kuunnella.



Even though Doomed from German that plays metal fused with death- and doom was founded just 2001, it has released two full-length albums last year. The later album that I am reviewing now is In My Own Abyss that was released on December. Without listening the earlier album, which was released independently if I’m correct, I am incapable of saying anything how the music might have grown after it, but I must say that In My Own Abyss sounds pretty good. So it’s no wonder that they’ve found a publisher to back them up.

Musically the album is pretty temperate and tempo is never that fast. Even though it is doomy, the songs aren’t that repetitive that one might think and they are not one of those one riff wonders(tm) either. They include lots of variation and change, even though heavy overtones are there almost at all times. The songs are pretty much guitar driven and melodies are mostly very pleasant to listen to. Vocals have been done with pretty typical death metal style, which means low growling, and this seems to fit very well with music.

This hybrid of death- and doom metal by Doomed seems to success pretty well, even though the songs could have used the benefit of compacting them some, as now the album feels just a little bit too long and at least my attention seemed to start wander once in a while. The album is however very moody and good for listening.

Author: Aleksi Vaittinen
Review
Hardsounds
7/10
16.01.2013

One man band tedesca che fa capo a Pierre Laube questi Doomed, monicker assai esplicativo e molto poco fantasioso che lascia subito intuire a cosa andiamo incontro ascoltando questo 'In My Own Abyss'. E se l'etichetta è la russa Solitude Production, allora si fa presto a capire che il musicista tedesco indirizza tutte le proprie energie verso il death doom classico ed il funeral doom più oltranzista. Qualche spiraglio si apre quando fanno la loro comparsa intermezzi atmosfereci e fumose scintelle gothic, ma sono solo poche e brevi intrusioni che non vanno ad incidere sull'intensità dei brani, mentre risultano più efficaci le parti soliste di Laube alla chitarra, nonchè progressioni strumentali che avrebbero comunque meritato più spazio: il disco avrebbe assunto i contorni di un lavoro coraggioso, staccandosi in buona parte dai clichè che il genere riserva quando le cose da dire alla fine sono sempre le stesse.

Un abisso spaventoso, ma con poche idee.

Author: Andrea Punzo
Review
Mroczna Strefa
9/10

Pierwsze słowa tej recenzji nie będą tyczyć się muzyki, a szaty graficznej drugiego albumu jednoosobowej formacji DOOMED. W sumie ciekawy jest ten myk z angielskimi opisami stylizowanymi na cyrylicę, ale doczytać się przez to jest cholernie trudno. Cóż, tak sobie umyślił twórca - Pierre Laube, a pewnie wydawca mu w tym pomógł… Z muzyką zawartą na introspektywnym krążku zamieszkałego we wschodnich landach Niemczech muzyka, który jest tu alfą i omegą, jest już znacznie lepiej i bardziej czytelnie, choć nie tak do końca… O ile pierwsze wrażenie jest takie, że to coś zwyczajnego, z pogranicza doom i death metalu, to z każdą kolejną minutą nabierałem przekonania, że typówki tu nie będzie. Poszczególne kawałki epatują tak różnymi barwami, które oczywiście przynoszą skojarzenia z takim czy innym zespołem z Finlandii na przykład, ale sama otoczka im towarzysząca nie jest już tak oczywista. DOOMED w ciekawy sposób łączy ciężar riffów i linii basu z nasyconą psychodelią melodyką, ekstremalnie niskimi growlami i ‘odpływającymi’ aranżami. Można by tu przywołać naprawdę wiele nazw - od UNHOLY, poprzez THERGOTHON, aż po EVOKEN i ESOTERIC, ale tak jak już napisałem - nic nie jest oczywiste i klarowne, bo wbrew wszelkim pozorom, Herr Laube ze swobodą porusza się w tej osobistej podróży przez własne lęki, fobie i dopadający nas wcześniej czy później koszmar życia. Ten mały ludek z okładki spadający z góry jest symbolem prawie każdego z nas, bo taka czy siaka sytuacja lub ich nagromadzenie sprawiają, że któregoś dnia czujemy, iż znajdujemy się w jakiejś nieokreślonej otchłani i kompletnie nie wiemy co robić dalej. DOOMED rozprawia się ze swoją otchłanią, ale tak naprawdę to dotyczy to Ciebie, mnie, wielu z nas… I takie też są dźwięki z tego wielowymiarowego albumu - czasem porażające, czasem niezrozumiałe, a czasem budzące w nas chęć podniesienia się z klęczek i próbę walki o to, by skorzystać ze swoich ‘pięciu minut’ tej egzystencji. Zawsze twierdziłem, że doom metal, pomimo swojej pozornej depresyjności, potrafi wzbudzić we mnie takie emocje i zwyczajnie podnieść na duchu, i to właśnie jeden z takich leków. „In My Own Abyss” ma w sobie coś takiego, co potrafiło stworzyć nasze polskie NIGHTLY GALE i coś w tym skojarzeniu jest, bowiem DOOMED ma też ten pierwiastek nieprzewidywalności, jedynej w sobie aury i leczniczego wręcz wpływu. Po takich płytach ma się ochotę dalej ciągnąć ten wózek, bo sztuka przez duże ‘S’ była, jest i będzie nam towarzyszyć do końca dni tego coraz bardziej komercjalizującego się i coraz bardziej chorego świata… PS. Zaskakujące na tym albumie jest umieszczenie na samym końcu kompozycji opartej na rosyjskiej ludowej pieśni „Ach Ty, Stiep Szirokaja…”, a potem ukryte gdzieś tam na samym końcu instrumentalne outro. Sami sprawdźcie, jak to wszystko się przedstawia…

Author: Diovis
Write a review