Enth - Enth (12'' LP) Cardboard Sleeve

Enth - Enth (12'' LP) Cardboard Sleeve

death doom metal, Solitude Productions, Solitude Vinyl
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Цена в баллах: 2000 баллов
SP. 002LP VinylX
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Официальная дебютная работа молодой перспективной команды из Польши Enth. Изданный в виде 12” винила (содержит промо код для скачивания МП3) мини-альбом – это два мощных депрессивных трека в лучших мировых традициях Funeral Doom Metal. Пластинка станет замечательным подарком всем коллекционерам и любителям музыки в духе Skepticism и Asunder.

Треклист:
A Matryca 15:37
B Godzina Której Nie Ma 14:38

Артист:
Enth
Страна артиста:
Poland
Год альбома:
2011
Название:
Enth
Стиль:
death doom metal
Формат:
Vinyl
Тип:
12'' LP
Упаковка:
Cardboard Sleeve
Цвет:
black
Лейбл:
Solitude Productions
Кат. номер:
SP. 002LP
Год издания:
2011
Страна-производитель:
Russia
Review
Metalitalia
6/10

Funeral doom, ovvero il granito del metal. Se non lo si scolpisce e lavora finemente, con sapienza e con guizzi creativi costanti, questo rischia di rimanere un blocco irremovibile, immobile e inespressivo che oltre ad essere pesantissimo da digerire annoia anche. Prendete i Loss per esempio. In “Despond” c’erano letteralmente sì e no quattro accordi suonati in tutto il disco, ma che risultato per una disco così catastroficamente immobile! “Despond” aveva soluzioni vocali aliene per il funeral doom, e le sonorità ispaniche – quasi di derivazione flamenco – e blues di cui il disco era pregno, hanno fatto di quel blocco spento di roccia una scultura tutto sommato piacevole e anche dinamica. Gli Enth invece si sono adagiati sugli allori del funeral doom pensando forse che la formula si sviluppa da sè solo tramite lentezza e pesantezza squassante e procrastinata, mentre invece essa è proprio la proposta che ha bisogno di più spinte sul versante del dinamismo. La band polacca ci rifila così due tracce estenuanti, abissali e lente da non crederci, in cui in certi frangenti sembra quasi di percepire un vuoto totale. La totale mancaza di avvenimenti . Tutto accade talmente lentamente che l’attenzione inevitabilmente evapora come sotto l’effetto di un narcotico, e nessun elemento di sorpresa riesce a far presa sulla nostra concentrazione per via della totale previdibilità di ogni angolo del disco. Sarebbe stato meglio per gli Enth imparare meglio la lezione degli Evoken, che inserivano superbamente nel loro mortifero impianto sonoro soluzioni dark, gotiche e quasi post-punk per mischiare le carte in tavola e far decollare il loro altrimenti titanico, irremovibile e obeso sound. Stessa cosa va detta per i Winter, band che ha saputo prendere l’immobilismo sonoro totale per eccellenza e la lentezza come forma di estremismo, e riempirla di dinamicità con incredibili e surreali passaggi psych e noise. Insomma, i veterani sappiamo già chi sono nel genere, e gli Enth invece purtroppo devono accodarsi fra i dilettanti che mancano ancora della verve e dell’ingegno per sollevare da terra gli elefanti, poichè anche se la metafora sembra sciocca, il funeral doom di questo si tratta.

Author: Mattia Alagna
Review
Temple of Doom Metal
9.8/20

Os Enth consistem num duo polaco que, neste trabalho de estreia, vagueiam entre o death/doom e o funeral doom metal. O primeiro dos dois temas que compõem este trabalho (edição limitada em LP) inicia melancólico, cortesia de um simples mais interessante trabalho de guitarra acústica e teclados lacónicos, conduz-nos para uma dúzia de minutos onde o riff de guitarra se repete até à exaustão e o ritmo não sofre qualquer tipo de variação, acabando por tornar-se monótona a sua audição. Por sua vez, 'Godzina Której Nie Ma' apesar de correr na mesma dolência e sem a capacidade de nos fazer erguer o sobrolho num sinónimo de agradável surpresa, é um pouco mais dinâmico, mostrando um pouco mais a capacidade de abordar, mesmo ao de leve, outros campos, mas sem arriscar na dose certa, acabando por cair na dormência que havíamos registado em 'Matryca'.
Longe de surpreender, os Enth entram em campo de forma discreta e, se o cenário não mudar nos próximos lançamentos, arriscam-se a sair de cena «de fininho».
Review
Zwaremetalen
7.7/10
20.10.2011

In de stillere momenten hoor je de versterkers zoemen. Van de storing die de versterkers produceren krijg ik zin om zelf mijn gitaar erbij te pakken en me bij de jamsessie te voegen. Hoewel jamsessie? We hebben het hier over lo-fi funeral doom uit Polen. Enth brengt ons een kort tweenummerig debuut.

Eigenlijk draagt de stiekem toch wel fijn en duidelijk klinkende amateurproductie bij aan de sfeer. Het klinkt alsof Enth in je huiskamer staat te spelen. Het spel is ruimschoots strak en staat ietwat in contrast tot het geluid. De gegrunte en gekermde vocalen staan zoals vaker bij bands uit dit genre wat op de achtergrond. Sommige delen van het tweede nummer doen me behoorlijk denken aan ouder werk van het Australische Mournful Congregation, iets wat ik nooit erg vind.

Het is met dertig minuten bijna geen full-length te noemen, maar dat neemt niet weg dat ik Enth graag opzet. Een demo-achtig debuut dat mij wel warm maakt voor meer. Een integere plaat die voor de echte funeral doom-liefhebber uit is gebracht op 12" vinyl.

Author: Willem van Tuijl
Review
Metalized
6/10

Devo essere sincero, ho sempre considerato gli Shape Of Despair come la miglior band funeral doom in circolazione in questo momento; vuoi per il loro approccio sinfonico alla materia, vuoi per la presenza di una voce femminile, capace di ammaliare e di stemperare lentamente l'osticità di una proposta comunque davvero affascinante.
Mi sono approcciato agli Enth con un po' di scetticismo, magari cercando qualche possibile punto d'incontro con la band di cui sopra, ed ho scoperto che questa giovane band polacca è al suo primo lavoro, e l'inesperienza solitamente regna sovrana alla prima uscita.

Tenuti al riparo sotto l'ala protrettrice della Solitude Production, maestra nel genere in questione, questo omonimo lavoro degli Enth è composto da due sole tracce di una quindicina di minuti ciascuna.
Inutile tirare in ballo troppe bands di riferimento; su tutte comunque sono da menzionare i seminali Skepticism, anche se in questo genere musicale passa a volte in secondo piano qualsiasi giudizio oggettivo, tanto è personale la carica di sensazioni ed emozioni che scaturiscono dalle note di lavori simili.
Vorrei farvi capire quello che i miei sensi hanno colto da questo lavoro, piuttosto che darvi un giudizio da semplice critico musicale quale sono chiamato ad essere in questo momento. Prima ho menzionato gli Skepticism, un paragone ingombrante ma d'obbligo per i nostri, soprattutto alla luce della seconda traccia di questo omonimo album.

Godzina Ktorej Nie Ma è infatti una lunga ed estenuante corsa al rallentatore verso l'oblio e le sue nicchie più nascoste e pericolose. L'approccio è sinfonico e scandito da un pianoforte all'altezza della situazione; il rantolo asfissiante del singer squarcia l'aria, cavalcandola e domandola con la maestria degna di una band vissuta, le chitarre strappano via la carne dalle orecchie e si fanno strada lungo un approccio asfissiante che si apre a timide melodie malsane, prima di risprofondare nel vortice dal quale si erano generate.
Non c'è scampo, non vi è speranza che dimora lungo la spina dorsale di questi ragazzi; non c'è acqua per pulire le ferite, non c'è sangue per morire più velocemente, ma forse siamo già morti tra questi solchi, tra queste anime che danzano in vortici infiniti di depravazione interiore. La voce è catacombale e sembra uscita da un album dei Nile, è annichilente e sconfina sia nel brutal che nel black metal. Il finale della song è affidato ad un arpeggio dilatato in cui è una voce ritualistica ad accompagnarci oltre la soglia e oltre la fine.
Potrei chiudere qui la mia recensione, e per gli Enth sarebbe molto meglio così, perché Matryca, cronologicamente la prima traccia dell'album, non è assolutamente all'altezza della sua compagna. Il ritmo è troppo spezzettato e sincopato, e per lunghi tratti la noia viene fuori prepotentemente. L'angoscia, almeno in questo caso specifico, non è di casa, e anche se la canzone in sé non è tutta da buttare, per via di una discreta introduzione, non riesce comunque a raggiungere l'obiettivo prefissato.

Gli Enth sono di sicuro un'ottima band in prospettiva, e tra luci e ombre la carne al fuoco messa in questo debut lascia ben sperare per il futuro, soprattutto se cercheranno di osare maggiormente liberandosi dalle catene della banalità in cui alcune volte purtroppo i nostri cadono. Il voto che vedete qui sotto non è altro che la media aritmetica dei voti dei singoli episodi: 7.5 per Godzina Ktorej Ne Ma e 4,5 per Matryca... Promossi si, ma con il debito...

Author: Emiliano Sammarco "Witchcraft"
Review
Funeral Wedding
5/5

Banda polonesa de funeral/doom/sludge lançando seu debut que poderíamos chamar de EP já que são apenas dois sons que equiparam-se em depressão e sonolência, totalizando 30 minutos.
Vocais cavernosos/desesperados e riffs intrincados dão o toque desse material, e em algumas passagens me lembrou o grande Loss da época de sua demo.
A faixa de abertura Matryca, temos uma pequena intro de teclado nos timbres da grandiosa Seventy Seven Guardians do não menos grandioso Amen Corner, e já aos primeiros sons dos tambores temos início à essa depressão. O trampo de guitarra que fazem uma melodia dissonante, da mesma forma que o My Dying Bride costuma fazer e que aqui funcionou muito bem.
Godzina Której Nie Ma vem para sepultar o moribundo ouvinte e apesar de ser mais curta que a faixa de abertura nos dá a impressão de ser mais depressiva em seus meros 14 minutos.
Os toques de piano fazendo o intervalo com as guitarras e as levadas lentas de bateria vão deprimindo o mais “animado cidadão”.
A linha melódica da guitarra por volta dos 4 minutos soa como se fosse uma lâmina cortando sua alma e chega a dar um certo desespero, e vocais alternados do baterista com o vocalista dão um contraponto legal para todo o trampo.
Após o massacre desses poloneses, o final da faixa segue com violão e um vocal falado e facilmente você sentirá sua carcaça sendo jogado às moscas e fatalmente você irá colocar pra rodar novamente esse material para sentir outra vez essa sensação.
Review
Stereo Inviders
7/10
23.09.2011

Veramente poche le info sugli Enth, band che arriva dalla Polonia e che approda alla propria prima fatica in studio. Non ci risulta che i membri di questo project fossero (o siano) attivi in altre realtà del panorama musicale. Quello che ci stupisce è però la maturità di una realtà che attinge a piene mani al Doom, e dal suo concetto di epica, impantanandosi poi nel più puro Sludge. Musica corrosiva la loro, che non è facilmente accessibile, sia per lo sviluppo monolitico, sia per i suoni medesimi. Note decisamente urticanti le loro, ed in cui le melodie sono più assimilabili alle esalazioni di zolfo. Pensate allora di unire i Funeral ai Crowbar, ed ecco che l’alchimia della band è superficialmente svelata. Due brani per un totale di mezz’ora di musica, solitudine che si materializza e che ci ispira nel disegnare su fredda terra tutti i nostri desideri. Effimera tavola viene così spazzata via da alito di vento, certezze spezzate da una mestizia profonda e radicata. Lavoro breve, ma che nei suoi due brani riesce ad essere comunque sufficiente per comprendere la proposta degli Enth. Passo lento, mormorio lontano, canicola di sentimenti che ci avvolge, facendo diventare noi stessi parte della medesima. Vedremo se il futuro saprà regalare a questi ragazzi un po’ più di voglia di sperimentare.

Author: Thiess
Review
Infektion #6
5.5/10

Vindos da Polónia, os Enth lançaram o seu primeiro registo, ao auto-intitulado EP (lançado em vinil e com edição limitada) composto apenas por dois temas. A banda pratica um Doom extremo, algures entre os primórdios do Death/Doom e o Funeral, cantado em polaco e inglês. A atmosfera reinante, sem surpresa, é de apatia - onde predominam as melodias de guitarra gémeas, havendo uma ocasional intervenção acústica e dos teclados. A produção é sofrível e não ajuda a tornar mais claros alguns dos apontamentos melódicos das variações ao conjunto de riffs cíclicos aqui patentes. Contudo, não envergonha a quem se aventura na estreia de um lançamento underground. Ao contrário do que é comum no género, este quarteto não aposta muito em variações mais pesadas ou rápidas que possam servir de contraponto à cadência lenta das composições. Apenas durante escassos segundos é que tal sucede, em ambas as músicas - o que é pena. Como tal, é provável que este álbum não agrade a todos os fãs do género. Apesar da falta de “rasgo”, onde se lamenta a falta de alguma experimentação, fica a curiosidade para os seguidores do género, na esperança de um futuro mais auspicioso. Com as devidas diferenças, é recomendável aos apreciadores de The Ethereal ou Tyranny. Uma nota final penas para destacar a aposta na qualidade da edição em vinil.

Author: José Branco
Review
Metal.tm
4/10
24.08.2011

ENTH ist eine junge Band aus Polen. Wie zahlreiche andere (noch) unbekannte Bands aus dem Osten Europas haben sich die Herren von Solitude Productions der Polen angenommen und deren gleichnamiges Debüt auf ihrem Label veröffentlicht.
Im Promotext ist die Rede von depressivem Funeral Doom in traditioneller Manier. Das bedeutet für uns: Songs in Überlänge, tiefe Gitarrenwände, extrem schleppendes Tempo, bösartige, wuchtige Growls und ein drückender Bass. Zumindest in der Theorie.

Praktisch treffen nicht alle Eigenschaft auf “Enth” zu. Bei zwei Songs und einer Spielzeit von knapp 30 Minuten kann man auf jeden Fall von Überlänge sprechen. Dass das nicht unbedingt von Vorteil sein muss, dürfte jedem klar sein, der sich schonmal durch ein Funeral Doom Album gekämpft hat, welches keine Atmosphäre aufbauen wollte. Die Sache mit der Atmosphäre ist stets ein zweischneidiges Schwert, doch ist sie für den Doom-Sektor unabdingbar. Ein Doom-Album, das keine Stimmung erzeugt, wird kaum funktionieren.
Und mit so einer Art von Scheibe hat man es beim Debüt von ENTH zu tun. Der Opener “Matryca” plätschert vorhersehbar und mit wenig Elan vor sich hin. Abgesehen von den ersten paar Minuten, die mit Synths als Intro fungieren, tut sich nicht viel. Die Produktion wirkt ziemlich kraftlos, was vor allem auch für die Vocals gilt. Zwar wird abwechslungsreich gegrowlt und auch gekreischt, doch beide Sangesarten gehen im Vergleich zu den anderen Instrumenten unter. Was ein kleines Wunder ist, denn diese wirken schon nicht sonderlich gut abgemischt. Auch die Songstruktur ist nicht gerade einfallsreich. Gitarrenwand, Pause, Gitarrenwand. Auf Dauer wirkt das ziemlich ermüdend.
Der zweite (und zugleich letzte) Song “Godzina Ktorej Nie Ma” beginnt sphärischer mit einem dicken Synth-Teppich. Auch das ist zwar nichts neues, aber nach wie vor etwas sehr effektives. In Verbindung mit der düsteren Wand der anderen Instrumente wirken die Klänge aus dem Keyboard sehr durchdringend. Die Melodie ist schlicht, erzeugt jedoch dennoch eine unheimliche Atmosphäre. ENTH brechen in “Godzina Ktorej Nie Ma” (zumindest kurzzeitig) aus dem festgefahrenen Muster des Openers aus, was etwas mehr Schwung in das Album bringt. Die schwache Produktion und die Monotonie bleiben bestehen, doch hat der Song etwas, was einem wohlige Schauer über den Rücken jagt. Zumindest solange, bis man nach ungefähr 5 Minuten wieder in das Muster des vorangegangenen Songs verfällt. Ich denke, die Breaks sollen ungemein atmosphärisch wirken, erzeugen bei mir aber nicht mehr als gähnende Langeweile. Einfach, weil es so unkreativ und vorhersehbar ist. So werden die knappen 30 Minuten von “Enth” zu einer zähen Geschichte, die auch kein positives Ende mehr findet.

Author: Malte H.
Review
Metalstorm
7.6/10
04.10.2011

Enth, from Poland, like their torment slow, long, and hard. Enth has but two tracks, but those two last just on the longer side of 30 minutes, which means if you start this album just after placing a pizza order with Dominos, the delivery dude just might arrive in time to talk you off the ledge as the last notes fade to silence.

So far we've got a Eastern European artist, two tracks, 30 minutes in length, and I've talked about neighborhood basejumping without a parachute... clearly this isn't a flower power metal outfit.

Enth's brand of funeral doom features crushing riffs that are actually played at just a slow pace, which seems almost off the rails grindcore compared to others in the genre. This seemingly double digit (albeit low teens) BPM assault is combined with the requisite morose melody, followed up with stops and subsonic vocals, repeated at length.

The whole thing works like this:

Riff Riff Melody Riff Riff Melody Riff Riff Melody Riff Riff THUMP THUMP indecipherable inhuman roars. (repeat)

At times it might seem boring, but the constant wave after wave after wave eventually wears your defenses down. It's almost like sonic Stockholm Syndrome. I remember being not particularly blown away with "Matryca", digging the second track, "Godzina Ktorej Nie Ma" more... going back to the opener on another listen to found my will ground to dust. "It's a good track" I found myself thinking the second time I subjected myself to it.

Enth do add in some other elements - stark, morose piano melodies, and indecipherable gurgles (in place of roars), but the recipe doesn't stray terribly far from the genre blueprint. I guess what's most important with this style is the ability to convey torment, misery, woe, bleakness, (insert your favorite adjective for "depressive" here) … and I found they succeeded.

I just hope the pizza guy gets here before I snap and decide to take a microwave bath.

Author: BitterCOld
Review
Doom-metal.com
29.08.2011

Enth is a recent extreme Doom band coming out of Poland. This self titled album was released on LP (though considered an EP) with the cooperation of seven different labels including Solitude Productions, who are becoming well known in the extreme Doom camp. These guys play a style that rests somewhere between Death/Doom and Funeral Doom, and as a result they are one of the groups that may be regarded as Funeral or Death/Doom, depending on subjective opinion about what constitutes real Funeral Doom.

This debut recording contains two long monotonous tracks which are primarily guitar driven, with keyboards showing up occasionally, such as in intro sections. Winding twin lead guitars are contrasted by heavy power chords for most of the record. The leads have an almost baroque feel and are quite subtle when compared to the nihilistic lead style associated with bands such as The Ethereal. Production is decent and definitely above demo level or under- produced raw styles of production and engineering.

The atmosphere on this recording is one of apathy. If one were to compare this record to say, Tyranny for example, a huge difference in atmosphere would be easy to note. This record does not contain the world crashing down emotion of most Funeral Doom, and for that reason it actually reminds me more of the slowest songs by Winter or maybe a slower, more Funeral, Beneath the Frozen Soil than any of the more depressed or bombastic bands such as Skepticism or Hierophant. For this reason, I feel a lot of Doom fans will find this record boring, although I do appreciate the empty droning atmosphere it is shrouded with. The riffs are very cyclical, meaning that a lighter lead driven riff will come in, then a heavier passage, and then the more melodic parts will repeat creating a kind of dichotomy between the two.

Because it is a debut, I do wonder if these guys will increase the extremity of the feeling that is contained in these tracks and perhaps make it a little more unique in comparison with earlier - now classic - extreme Doom records. There is a lingering feeling that I personally have when concerning this style of Doom: I wish more experimentation would be included, and this is an album that would have benefited from a little idiosyncrasy. Overall, it is a decent debut and, although not one of my personal favorite extreme Doom albums, I am still curious about how these guys will progress in the future.

Author: Justin A. Mank
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