Rome In Monochrome - Away From Light (CD Album)

dark metal, BadMoodMan Music
$8.00
Цена в баллах: 800 баллов
BMM. 083-18 x
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Дебютный полноформатный альбом итальянской группы Rome In Monochrome, причудливо смешавшей в своей палитре doom, shoegaze, slowcore и post-rock. Rome In Monochrome – это триумф изоляции, строгая маска, чтобы скрыть абсолютный жизненный бред, фотоальбом, полный размытой пейзажей брошенных сердец. Композиции альбома – элегантные, личностные ритуалы, перед лицом призраков и болезненных воспоминаний. Ты утонешь в, ослепляющем море боли и горя, в водовороте ласкающей пустоты. Мелодичные гитары, меланхоличные, как и отчаянный вокал, сделают атмосферу отрешённости и грусти насыщенной и, вместе с тем, притягательной. Присоединяйтесь к секте отсутствия цвета.

Треклист:
1 Ghosts Of Us 06:34
2 A Solitary King 06:30
3 Paranoia Pitch Black 07:45
4 Uterus Atlantis 04:05
5 December Remembrances 09:24
6 Until My Eyes Go Blind 03:17
7 Between The Dark And Shadows 06:46
8 Only The Cold 09:39

Артист:
Rome In Monochrome
Страна артиста:
Italy
Год альбома:
2018
Название:
Away From Light
Стиль:
dark metal
Формат:
Compact Disk
Тип:
CD
Упаковка:
Jewel Case
Лейбл:
BadMoodMan Music
Кат. номер:
BMM. 083-18
Год издания:
2018
Штрих-код:
4627080611306
Страна-производитель:
Russia
Review
Suoni Distorti Magazine
12.02.2018

La band capitolina Rome in Monochrome ha appena firmato con l’autorevole etichetta doom / death russa Solitude Productions per la pubblicazione del suo primo full-lenght dal titolo ‘Away from Light’.

Registrato e mixato da Fabio Fraschini (Novembre, Arctic Plateau) presso il PlayRec Studio di Roma, masterizzato da Dan Swanö presso gli Unisound AB Studios ed impreziosito dalla splendida cover art di Rhett Podersoo (My Dying Bride, Stephen King), ‘Away from Light’ uscirà il prossimo 16 Marzo con le guest vocals di Carmelo Orlando dei Novembre ad impreziosire una delle otto tracce che lo compongono.

Dopo l’apprezzato EP d’esordio ‘Karma Anubis’ (2015), i Rome in Monochrome proseguono nella loro ricerca musicale fondendo doom, shoegaze, slowcore e post-rock in uno stile del tutto originale, contraddistinto in modo ancora più estremo dai toni cupi e malinconici che sempre lo hanno caratterizzato: un trionfo di rassegnazione e totale isolamento, una maschera austera che occulta l’assoluto nonsense della vita, un album fotografico saturo di paesaggi nebbiosi e di cuori abbandonati.

Author: Francesco Chiodometallico
Review
Aristocrazia
21.05.2018

Sono passati circa due anni dall'uscita del lodevole EP dei Rome In Monochrome "Karma Anubis", un periodo in cui il chitarrista Gianluca Lucarini è rimasto tutt'altro che fermo, come dimostra anche l'EP uscito nel 2017 sul versante grindcore con gli Exhume To Consume. Per quanto mi riguarda, c'era molta attesa per il disco d'esordio "Away From Light", pubblicato dalla Solitude Productions tramite BadMoodMan Music.

Una specie di Torre di Babele in costruzione (ovviamente in scala di grigi) è forse la miglior copertina possibile per "Away From Light". Si parte con l'elegantissima "Ghosts Of Us", mettendo subito in evidenza le melodie di chitarra tratteggiate da Lucarini, Reggi e Paparella, che accompagnano la voce pulita di Granieri e qualche raro (ma assolutamente funzionale) episodio di growl. Anche qui c'è un patrimonio di musica oscura carissimo a tutti gli ascoltatori dei Rome In Monochrome della prima ora, dagli Antimatter (come in "Uterus Atlantis") ai Katatonia ("Between The Dark And Shadows"), andando a sconfinare più volte in ambienti estranei al doom metal duro e puro.

Infatti, mentre nell'EP la band aveva forse rischiato un po', mettendo tantissima carne al fuoco in poco tempo, possiamo dire che gli sforzi sono stati ampiamente premiati nell'approccio all'album, in cui ogni sfaccettatura sonora del progetto romano è riuscita a trovare il giusto spazio. Spicca sicuramente la prova vocale di Valerio Granieri, che riesce a catturare la nostra attenzione per tutti gli oltre cinquanta minuti del disco, bilanciata benissimo dai notevoli interventi in cantato sporco di Lucarini (e dell'ospite Carmelo Orlando in "Paranoia Pitch Black"). I Romani hanno superato la prova del disco d'esordio con gran classe, avanzando una candidatura tutt'altro che timida a debutto dell'anno nell'ambito della musica brutta in Italia.

Rome In Monochrome è ormai molto più di un side project. Qui su Aristocrazia siamo lieti (o tristi?) di aver incrociato di nuovo la nostra strada con il sestetto dopo l'incoraggiante inizio di "Karma Anubis". L'album è stato presentato con successo a fine aprile presso l'Associazione Defrag di Roma dopo che, tra le altre cose, il gruppo aveva aperto la data romana dei fratelli Cavanagh la scorsa estate. A questo punto, non ci resta che sperare in un tour che possa portare finalmente i sei fuori dalla loro monocromatica Roma.

Author: LordPist
Review
Necromance
8/10
31.05.2018

Desde la capital italiana, Roma, nos llega el nuevo trabajo de ROME IN MONOCHROME, “Away from Light” editado a través de Solitude Productions y que ha contado con la mezcla y la producción de Fabio Fraschini (NOVEMBRE, ARTIC PLATEAU), mientras que la masterización corre a cargo de Dan Swanö. Como ellos mismos se describen su música es para corazones fríos y almas en pena, una composición doom entremezclada con el shoegaze y el post rock, donde toman referencias de ALCEST, MY DYING BRIDE, SLOWDIVE…

Desde el inicio nostálgico con “Ghosts of Us”, sabemos a qué nos atenemos, una instrumentación mágica y lenta que se desarrolla sobre melodías vocales limpias (Valerio Granieri) mientras que Gianluca Lucarini se encarga además de la guitarra principal de las voces guturales y coros; todo ello aderezado con unos matices atmosféricos dados por Marco Paparella y Alessio Reggi (guitarras), el bajo de Riccardo Ponzi y la percusión acompasada de Flavio Castagnoli. “A Solitary King”, introduce la distorsión desde el inicio y deja de un lado el doom más oscuro para dejarnos un poco de luz en un tema que acelera los tempos y se convierte en un bello pasaje repleto de una ambientación melancólica, con un gran trabajo vocal, que nos conduce a un temazo doom, “Paranoia Pitch Black” donde Carmelo Orlando de NOVEMBRE colabora con sus screamings. Un tema redondo donde la voz limpia a veces me recuerda a los primeros trabajos de ENTWINE, con un tono pegadizo y mágico que te atrapa a cada paso.

“Uterus Atlantis”, es intimista y acústica, donde la simpleza se convierte en emoción y cercanía para contemplar una noche solitaria y estrellada mientras caminas inmerso en tus pensamientos y donde Marco Paparella se encarga de las sutiles notas de violín que encontramos en ella, mientras nos lleva hacia “December Remembrance”, donde sus casi diez minutos se nos pasaran volando inmersos en una hermosa estructura instrumental y vocal que hará las delicias de tus noches veraniegas.

Tras la instrumental “Until My Eyes Go Blind”, se abre camino en hacia el final del álbum “Between the Dark and Shadows”, otro de los cortes destacados del álbum, con unas melodías que te atraparán desde el primer momento donde el rock melancólico con tintes gothic están a flor de piel. “Only the Cold”, cierra este bello álbum, y lo hace como hemos hablado, pues el trabajo es compacto, oscuro y mustio, y en el que solo se echa en falta alguna voz gutural más en determinadas partes.

Author: Juan Angel Martos
Review
The Rocktologist
15/20

Some nice mellow plucks start off opener “Ghosts Of Us” but they just go on for an age, almost two minutes before a truly melancholy vocal arrives. This is all a little bit of a dirge and whilst quite pleasant it just keeps doing the same thing for a while too long. The dry heavy riffs that eventually come are great and I really think the song is just too long, and by some way.

There’s a lot more doom in play than there is rock and whilst the moods are deep they seem to be regularly overplayed. The ideas could easily be developed more quickly, and a bit more.

They play with the ideas, some proper death growls coming into play alongside the mellow melancholy vocal, and that is a good idea, but again seems to hang around a bit too long.

Overall the tracks are interesting initially but generally just play out the same ideas for too long. I do like the repressive moods on offer but they are played for a bit too long, too often. Did I say “too long” again? Well that’s how I was left feeling.

The tracks don’t have that much variety between them either so after two full plays I was certainly ready for a lie down in a well lit room. But at the same time there is something infinitely likeable about it all.
Review
Iye Zine
8/10
23.03.2018

Per quel che vale, i Rome In Monochrome si avvalgono di uno dei monicker più affascinanti che una band dedita a sonorità come quelle offerte dalla band capitolina potesse scegliere.

E se è vero che il marchio da solo non basta, è innegabile che costituisce una sorta di imprimatur sul sound che si andrà a scoprire durante l’ascolto di un album: d’altra parte il fondatore della band, Gianluca Lucarini, ci ha abituati anche con gli altri suoi gruppi a delineare fin dal nome lo stile offerto: per cui, se dai Degenerhate o dagli Exume To Consume è difficile attendersi qualcosa che non abbia che fare con il metal più estremo, tra il brutal death e il grindcore, dai Rome In Monochrome è più che lecito immaginarsi una proposta tenue, malinconica, ma allo stesso tempo resa inquieta da ombre che talvolta aleggiano minacciose nel grigiore diffuso di un’istantanea sfocata.
Away From Light è la finalizzazione di un’opera iniziata tre anni fa con l’ep Karma Anubis, grazie al quale erano stato poste le basi di un sound che guarda inevitabilmente ai Katatonia oltre che agli Antimatter più intimisti (quelli di Leaving Eden, in particolare) per le caratteristiche appena descritte, ma ammantando il tutto di quel particolare modo di affrontare la materia oscura nella scena romana, partendo dai capostipiti Novembre e ai loro seppur latenti retaggi estremi per spingersi fino ai più eterei Klimt 1918.
Nella poetica dei Rome In Monochrome la reazione al dolore avviene in maniera dignitosa e composta, quasi a rappresentare l’accettazione di un destino ineluttabile che, quindi, non viene restituito esibendo tratti disperati bensì attraverso un senso di mestizia diffusa, appunto ciò da cui deriva il monocromatico grigiore al quale siamo condannati se proviamo ad osservare la realtà con uno sguardo disincantato, quando i sogni vengono spazzati via dalla quotidianità.
Le otto pennellate sonore si insinuano ed assumono forma compiuta ascolto dopo ascolto, lasciando un segno molto più marcato rispetto alla solo apparentemente attenuata incisività di un sound che, solo di rado, viene scosso da passaggi in growl (opera dello stesso Lucarini salvo in Paranoia Pitch Black, dove se ne occupa niente meno che Carmelo Orlando) e da altrettanto sporadiche accelerazioni ritmiche.
Tutto si compie in un ambiente lattiginoso, ben descritto dall’intima tristezza evocata dal timbro vocale di Valerio Granieri, al quale si finisce pericolosamente per assuefarsi quasi come se si fosse confortevolmente immersi in una sorta di liquido amniotico, ed offre i suoi momenti più alti ed emozionanti nei primi tre brani, Ghost Of Us, A Solitary King (la mia preferita, con un bellissimo giro di chitarra a supportare costantemente la voce) e la già citata Paranoia Pitch Black; se vogliamo il solo difetto dell’album è proprio quello esprimere il meglio nel suo primo terzo, mantenendosi in seguito sempre su un buonissimo livello ma senza raggiungere gli stessi picchi emozionali.
La canzone più ascrivibile a pieno titolo al doom, Only the Cold, chiude comunque al meglio un album il cui spettro sonoro è attraversato anche da post rock e shoegaze, all’insegna di un velenoso malessere che resta costantemente confinato sullo sfondo di un’immagine avvolta da una coltre di nebbia.
Away From Light è ovviamente rivolto ad anime sensibili ed inclini alla malinconia, le quali potranno godere anche della perfezione sonora garantita dalla produzione di Fabio Fraschini e dal mastering di Dan Swano.

Author: STEFANO CAVANNA
Review
Battle Helm
22.03.2018

I have never ever encountered ROME IN MONOCHROME. Neither as band nor as reality. But upon hearing this new album I just feel for it. I love present day KATATONIA (or anything melancholic) and I cannot get enough of them. So whenever an album like this comes along my way I lit up like an x-mas tree in New York. And when they add stuff like growls I almost lose control. This has turned into this weeks fave album, if not this months. It might even be my fave for 2018. That is how good I think this is. I just don’t want this to end. I’ll have to set it on repeat. This is so full of melancholia and despair and broken hearts and not returned love and everything else that makes for a great drama. I am a sucker for this. All days of the week. I want this on CD!!! Anders Ekdahl

Author: ANDERS EKDAHL
Review
Power Metal.de
6.5/10
23.03.2018

Melancholischer Post Rock mit befremdlichen Kontrasten

In ihren besten Momenten – und davon gibt es auf “Away From Light” einige – glänzt die italienische Post-Rock-Formation ROME IN MONOCHROME mit schwermütigen, düsteren Klangkollagen voller Weltschmerz, Trauer, trübseliger Nachdenklichkeit. Ein doomig angehauchtes Melancholiepanorama, vom Opener Ghosts Of Us’ aufgespannt, legt sich mit bleierner Schwere über jegliche aufkeimende Heiterkeit und zieht die Hörerschaft auch am schönsten Frühlingsmorgen hinab in desillusionierenden, umfassenden Weltschmerz. In diesen Glanzmomenten der Römer klingt mehr als einmal das offenkundige Vorbild ihrer Landsleute NOSOUND durch; auch Sänger Valerio Granieri schmiegt sich beim Klargesang eng an Giancarlo Erras stimmliche Meisterleistung von “Afterthoughts” an.

An anderer Stelle emanzipiert sich ROME IN MONOCHROME aber von den offensichtlichen Vorbildern: Beim zweiten Track ‘A Solitary King’ rockt die Truppe nämlich unvermittelt los und überzeugt vom Fleck weg mit rauchigem, treibendem Shoegaze. Eine unerwartete, überzeugende Erweiterung der postig-besinnlichen Klangflächen, die man schließlich schon oft genug von anderen Genrevertretern gehört hat. Davon hätte es gerne noch mehr sein dürfen! Stattdessen stellen sich die Südeuropäer jedoch mit einer weiteren musikalischen Facette selbst ein Bein: Gitarrist Gianluca Lucarini kann es nämlich leider nicht lassen, immer wieder Gruftie-Gegrowle einzustreuen, womit der bislang höchst melodiösen, verletzlichen Mixtur recht überraschend Dark/Black Metal Marke ANOMALIE hinzugefügt werden soll, was bestenfalls für Irritation sorgt, zwischen all den zarten, introvertierten Klängen jedoch wohl eher Ekel und Abneigung erregt (ganz schauderhaft beispielsweise der Ausklang von ‘Paranoia Pitch Black’).

Die neun Songs auf “Away From Light” bezaubern fast durchweg mit besagter kunstvoll und schlicht aufgebauten Atmosphäre, die nur leider häufig von besagten gutturalen Vocals zerstört wird. Dadurch reißt uns ROME IN MONOCHROME leider immer wieder auf schmerzhafte Weise aus den düsteren Tagträumen heraus, die die Truppe so kunstvoll aufgebaut hat. Ein künstlerischer Fehlgriff, der mir rätselhaft bleibt. Da dem insgesamt recht unaufgeregten Album auch eine stärkere Prise von besagter Shoegaze-Dosis gut getan hätte, bleibt unterm Strich ein etwas unrunder Gesamteindruck.

Author: A Solitary King
Review
Metalitalia.com
7/10
16.03.2018

Roma e il suo paesaggio urbano, le sue forme e la sua eleganza si riverberano nelle arie disegnate dalle tessiture sonore dei Rome In Monochrome, trasformandosi in luoghi dell’anima e dell’immaginazione. Per chi segue da tempo la scena musicale capitolina, quella nata dai Novembre e portata avanti a fasi alterne da realtà come Klimt 1918, Raspail, Black Thorns Lodge/Room With A View, En Declin e Oblivio, “Away From Light” potrebbe anche riuscire a candidarsi come uno dei dischi dell’anno. Un ricamo di grande suggestione, capace di arricchirsi alla fonte di molteplici influenze (doom, death metal, post rock, shoegaze) per fonderle con disinvoltura in una proposta magari non ancora personalissima, ma senza dubbio coerente e capace di parlare e di vibrare di intenso lirismo. Otto tracce di discreta lunghezza compongono il disco, fra languori nostalgici e malinconici, armoniosa placidità, un ritmo spesso ipnotico e una tensione drammatica che a volte esplode in crescendo dai contorni doom-death metal. Una caratteristica che emerge chiaramente fin dalla prima canzone, è il desiderio dei Rome In Monochrome di evitare la costruzione di brani in perenne continuità: al contrario, i pezzi, partendo sovente da una colorazione lo-fi, preferiscono arricchirsi di tensione e di strati con il passare dei minuti, sino appunto a raggiungere climax piuttosto violenti, benchè privi di facili concessioni ad eccessi extreme metal. Del resto, la trama emotiva del sound del gruppo si gioca quasi sempre sul flemmatico cantato del cantante Valerio Granieri, mai incline ad esagerazioni e spesso capace di far assopire ogni slancio di malignità presente attorno a lui in una nebbia bluastra e riverberante. Alla lunga, “Away From Light” soffre forse un pochino di un’eccessiva omogeneità nello sviluppo dei suoi episodi, ciononostante non si può evitare di sottolineare come ogni pezzo si incastri alla perfezione con gli altri, mantenendo appunto un’atmosfera coesa e ben definita. In futuro, il gruppo potrebbe magari provare ad osare qualcosa in più fra bassi e acuti o cambiare ogni tanto ordine a questi ultimi; per il momento facciamo comunque tesoro di un disco ben riuscito, che in vari tratti richiama con insistenza certe ormai tipiche formule romane trovando però quasi sempre il giusto pertugio per non annoiare.

Author: Luca Pessina
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