AstorVoltaires - La Quintaesencia de Júpiter (CD) Digipak

AstorVoltaires - La Quintaesencia de Júpiter (CD) Digipak

post rock, Slow Burn Records, Slow Burn Records
500.00 Р
Цена в баллах: 1000 баллов
BURN 022-18 xs
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После 5 лет тишины AstorVoltaires возвращаются с концептуальным альбомом, который предлагает по новому взглянуть на жизнь в составе Terra (земли), Ignis (огня), Aer (воздуха), Aqua (воды) и Æther (эфира). "La Quintaesencia de Júpiter" отправляет слушателя в бесконечное путешествие к древним исследованиям человеческого знания.

Треклист:
1 Manifiesto
2 Hoy
3 Un Gran Océano
4 Thrinakia
5 Un Nuevo Sol Naciente
6 Arrebol
7 La Quintaesencia de Júpiter
8 Más Allá Del Hiperboreo

Артист:
AstorVoltaires
Страна артиста:
Chile
Год альбома:
2018
Название:
La Quintaesencia de Júpiter
Стиль:
post rock
Формат:
Compact Disk
Тип:
CD
Упаковка:
Digipak
Доп. информация:
Limited to 300 copies
Лейбл:
Slow Burn Records
Кат. номер:
BURN 022-18
Год издания:
2018
Штрих-код:
4627080611375
Страна-производитель:
Russia
Review
Iye Zine
8.5/10
16.10.2018

AstorVoltaires è il progetto solista di uno dei membri degli splendidi Mar De Grises cileni, un gruppo che meravigliò e migliorò la vita di molti di noi dal 2000 al 2013, con bellissimi dischi di doom/post rock sognanti e melanconici.

L’unico membro del gruppo è il cileno, ora trapiantato in Repubblica Ceca, Juan Escobar, appunto ex appartenente ai Mer De Grises e poi in moltissimi altri gruppi come Aphonic Threnody, Lapsus Dei, Arrant Sudade e altri. La sua straripante personalità musicale trova in questo progetto il suo definitivo compimento, dipingendo bellissimi affreschi di pace ed inquietudine, di sogni e di terribili incubi, con una fortissima luce bianca che abbaglia e scalda facendo stare bene, come in un’esperienza di premorte. Il quarto lavoro sulla lunga distanza di una carriera iniziata nel 2009, quando i Mar De Grises erano ancora attivi, è forse quello più completo e melanconico. Forte è l’impronta di gruppi come gli Anathema o i Katatonia, ed è anche presente il doom ed il post rock, il tutto miscelato attraverso la forza della neo classicità. Questo disco in un’epoca diversa dalla nostra sarebbe stato un dipinto, forse meglio una scultura marmorea da vedere attraverso le sue rifrazioni di luci, in un gioco di rimandi che porta lontano, lo stesso gioco che domina questo bellissimo lavoro, che ti bacia e ti accoltella allo stesso tempo, pensato e suonato con canoni assolutamente al di fuori di quelli normali del mercato e dell’intrattenimento. Vivere la poesia parlando di ciò che sta sopra e dentro di noi, così in alto come in basso, e attraverso una musica talmente bella e struggente da non sembrare vera ricongiungersi all’universo là fuori, e che è già dentro di noi. Ascoltando La Quintaesencia de Júpiter si viene rapiti e il nostro cuore si apre insieme alle nostre sinapsi, rimanendo sospesi sopra una piccola grande opera d’arte, fatta da un uomo come noi ma con uno smisurato talento musicale e narrativo. Il disco va sentito come preferite voi, ma regalategli del tempo, non ascoltando le tracce saltando da una all’altra, ma assaporate ciò che vi regala, il cosmo, il corpo umano, la gioia, la morte o il tenero bacio di un fantasma.

Author: MASSIMO ARGO
Review
Justin Hulford
19/20
12.09.2018

Piano yields to a sprawling guitar section as this slowly builds, periods of respite coming further down stream. It’s a strong instrumental start that is full of mood and atmosphere.

As the album continues it’s clear that this is one you need to listen to - there’s nothing casual about it, instead it’s stuffed with smart parts and the arrangement is quite hypnotic at times.

Vocals only amount to occasional oohs and aahs on the second before a rich voice comes in on the next, “Un Gran Oceano”, and it’s got as much depth as the sounds.

The heady mix continues and they manage to really deliver a powerful album that’s laced with melancholy alongside the quality. It could maybe do with one or two cranked up moments to break the trance, but what is here is excellent and drips with grown-up quality.

Author: Justin Hulford
Review
The Median Man
11.09.2018

“Manifesto,” kicks things off with an interesting chop and change of melody and instrumentation. It produces some truly grungy feeling whilst sticking true to an element of what makes rock so quintessential. “Hoy,” another song that verges on chaotic, whilst also sticking to trusted melodic patterns. An interesting little number. “Un Gran Oceano,” is a monster of a song. played through the monster of a riff, crossed over with a divergent and possibly chaotic tempo, it truly is an interesting number. “Thrinakia,” another song that verges on the post rock territory. Soothing grooves, with despondent vocal melodies.

“Un Nuevo Sol Naciento,” a song that verges on the interesting, the complex and the difficult. It certainly verges between one element and the next; never quite letting the listener know where it is going to finish. “Arrebol,” is a song that diverges and dips between one end and another. It truly captures the listener’s attention, whilst also allowing some small divergences. “La Quintasencia de Jupiter,” is chaotic, frenetic and downright mesmerising. Producing sounds that should not realistically be possible, it combines everything together. “Mas Alla de Hiperboreo,” is an interesting look into the differing psyches of the human mind. Part chaos, part interesting side not. A fitting finale.

Author: medianman19
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