Rome In Monochrome - Away From Light (CD)

dark metal, BadMoodMan Music, BadMoodMan Music
400.00 Р
Price in points: 800 points
BMM. 083-18 x
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The debut full-length album of the Italian band Rome In Monochrome presents an unique mixture of doom, shoegaze, slowcore and post-rock. Rome In Monochrome is a triumph of isolation, an austere mask hiding the absolute life"s nonsense, a photo album full of blurred landscapes of abandoned hearts. The album compositions are elegant, intimate rituals facing ghost feelings and painful memories. You will drown in an ethereal, blinding sea of pain, a whiteout of grief, a descent into a maelstrom of caressing void. Melodic guitars, melancholic and desperate vocals will make the atmosphere of detachment and sadness saturated and, at the same time, attractive. Join the cult of the absence of color.

Tracklist:
1 Ghosts Of Us 6:34
2 A Solitary King 6:30
3 Paranoia Pitch Black 7:45
4 Uterus Atlantis 4:05
5 December Remembrances 9:24
6 Until My Eyes Go Blind 3:17
7 Between The Dark And Shadows 6:46
8 Only The Cold 9:39

Artist:
Rome In Monochrome
Artist Country:
Italy
Album Year:
2018
Title:
Away From Light
Style:
dark metal
Format:
CD
Type:
CD Album
Package:
Jewel Case
Label:
BadMoodMan Music
Cat No:
BMM. 083-18
Release Year:
2018
Barcode:
4627080611306
Country Of Manufacture:
Russia
Review
Battle Helm
22.03.2018

I have never ever encountered ROME IN MONOCHROME. Neither as band nor as reality. But upon hearing this new album I just feel for it. I love present day KATATONIA (or anything melancholic) and I cannot get enough of them. So whenever an album like this comes along my way I lit up like an x-mas tree in New York. And when they add stuff like growls I almost lose control. This has turned into this weeks fave album, if not this months. It might even be my fave for 2018. That is how good I think this is. I just don’t want this to end. I’ll have to set it on repeat. This is so full of melancholia and despair and broken hearts and not returned love and everything else that makes for a great drama. I am a sucker for this. All days of the week. I want this on CD!!! Anders Ekdahl

Author: ANDERS EKDAHL
Review
Iye Zine
8/10
23.03.2018

Per quel che vale, i Rome In Monochrome si avvalgono di uno dei monicker più affascinanti che una band dedita a sonorità come quelle offerte dalla band capitolina potesse scegliere.

E se è vero che il marchio da solo non basta, è innegabile che costituisce una sorta di imprimatur sul sound che si andrà a scoprire durante l’ascolto di un album: d’altra parte il fondatore della band, Gianluca Lucarini, ci ha abituati anche con gli altri suoi gruppi a delineare fin dal nome lo stile offerto: per cui, se dai Degenerhate o dagli Exume To Consume è difficile attendersi qualcosa che non abbia che fare con il metal più estremo, tra il brutal death e il grindcore, dai Rome In Monochrome è più che lecito immaginarsi una proposta tenue, malinconica, ma allo stesso tempo resa inquieta da ombre che talvolta aleggiano minacciose nel grigiore diffuso di un’istantanea sfocata.
Away From Light è la finalizzazione di un’opera iniziata tre anni fa con l’ep Karma Anubis, grazie al quale erano stato poste le basi di un sound che guarda inevitabilmente ai Katatonia oltre che agli Antimatter più intimisti (quelli di Leaving Eden, in particolare) per le caratteristiche appena descritte, ma ammantando il tutto di quel particolare modo di affrontare la materia oscura nella scena romana, partendo dai capostipiti Novembre e ai loro seppur latenti retaggi estremi per spingersi fino ai più eterei Klimt 1918.
Nella poetica dei Rome In Monochrome la reazione al dolore avviene in maniera dignitosa e composta, quasi a rappresentare l’accettazione di un destino ineluttabile che, quindi, non viene restituito esibendo tratti disperati bensì attraverso un senso di mestizia diffusa, appunto ciò da cui deriva il monocromatico grigiore al quale siamo condannati se proviamo ad osservare la realtà con uno sguardo disincantato, quando i sogni vengono spazzati via dalla quotidianità.
Le otto pennellate sonore si insinuano ed assumono forma compiuta ascolto dopo ascolto, lasciando un segno molto più marcato rispetto alla solo apparentemente attenuata incisività di un sound che, solo di rado, viene scosso da passaggi in growl (opera dello stesso Lucarini salvo in Paranoia Pitch Black, dove se ne occupa niente meno che Carmelo Orlando) e da altrettanto sporadiche accelerazioni ritmiche.
Tutto si compie in un ambiente lattiginoso, ben descritto dall’intima tristezza evocata dal timbro vocale di Valerio Granieri, al quale si finisce pericolosamente per assuefarsi quasi come se si fosse confortevolmente immersi in una sorta di liquido amniotico, ed offre i suoi momenti più alti ed emozionanti nei primi tre brani, Ghost Of Us, A Solitary King (la mia preferita, con un bellissimo giro di chitarra a supportare costantemente la voce) e la già citata Paranoia Pitch Black; se vogliamo il solo difetto dell’album è proprio quello esprimere il meglio nel suo primo terzo, mantenendosi in seguito sempre su un buonissimo livello ma senza raggiungere gli stessi picchi emozionali.
La canzone più ascrivibile a pieno titolo al doom, Only the Cold, chiude comunque al meglio un album il cui spettro sonoro è attraversato anche da post rock e shoegaze, all’insegna di un velenoso malessere che resta costantemente confinato sullo sfondo di un’immagine avvolta da una coltre di nebbia.
Away From Light è ovviamente rivolto ad anime sensibili ed inclini alla malinconia, le quali potranno godere anche della perfezione sonora garantita dalla produzione di Fabio Fraschini e dal mastering di Dan Swano.

Author: STEFANO CAVANNA
Review
Metalitalia.com
7/10
16.03.2018

Roma e il suo paesaggio urbano, le sue forme e la sua eleganza si riverberano nelle arie disegnate dalle tessiture sonore dei Rome In Monochrome, trasformandosi in luoghi dell’anima e dell’immaginazione. Per chi segue da tempo la scena musicale capitolina, quella nata dai Novembre e portata avanti a fasi alterne da realtà come Klimt 1918, Raspail, Black Thorns Lodge/Room With A View, En Declin e Oblivio, “Away From Light” potrebbe anche riuscire a candidarsi come uno dei dischi dell’anno. Un ricamo di grande suggestione, capace di arricchirsi alla fonte di molteplici influenze (doom, death metal, post rock, shoegaze) per fonderle con disinvoltura in una proposta magari non ancora personalissima, ma senza dubbio coerente e capace di parlare e di vibrare di intenso lirismo. Otto tracce di discreta lunghezza compongono il disco, fra languori nostalgici e malinconici, armoniosa placidità, un ritmo spesso ipnotico e una tensione drammatica che a volte esplode in crescendo dai contorni doom-death metal. Una caratteristica che emerge chiaramente fin dalla prima canzone, è il desiderio dei Rome In Monochrome di evitare la costruzione di brani in perenne continuità: al contrario, i pezzi, partendo sovente da una colorazione lo-fi, preferiscono arricchirsi di tensione e di strati con il passare dei minuti, sino appunto a raggiungere climax piuttosto violenti, benchè privi di facili concessioni ad eccessi extreme metal. Del resto, la trama emotiva del sound del gruppo si gioca quasi sempre sul flemmatico cantato del cantante Valerio Granieri, mai incline ad esagerazioni e spesso capace di far assopire ogni slancio di malignità presente attorno a lui in una nebbia bluastra e riverberante. Alla lunga, “Away From Light” soffre forse un pochino di un’eccessiva omogeneità nello sviluppo dei suoi episodi, ciononostante non si può evitare di sottolineare come ogni pezzo si incastri alla perfezione con gli altri, mantenendo appunto un’atmosfera coesa e ben definita. In futuro, il gruppo potrebbe magari provare ad osare qualcosa in più fra bassi e acuti o cambiare ogni tanto ordine a questi ultimi; per il momento facciamo comunque tesoro di un disco ben riuscito, che in vari tratti richiama con insistenza certe ormai tipiche formule romane trovando però quasi sempre il giusto pertugio per non annoiare.

Author: Luca Pessina
Review
Power Metal.de
6.5/10
23.03.2018

Melancholischer Post Rock mit befremdlichen Kontrasten

In ihren besten Momenten – und davon gibt es auf “Away From Light” einige – glänzt die italienische Post-Rock-Formation ROME IN MONOCHROME mit schwermütigen, düsteren Klangkollagen voller Weltschmerz, Trauer, trübseliger Nachdenklichkeit. Ein doomig angehauchtes Melancholiepanorama, vom Opener Ghosts Of Us’ aufgespannt, legt sich mit bleierner Schwere über jegliche aufkeimende Heiterkeit und zieht die Hörerschaft auch am schönsten Frühlingsmorgen hinab in desillusionierenden, umfassenden Weltschmerz. In diesen Glanzmomenten der Römer klingt mehr als einmal das offenkundige Vorbild ihrer Landsleute NOSOUND durch; auch Sänger Valerio Granieri schmiegt sich beim Klargesang eng an Giancarlo Erras stimmliche Meisterleistung von “Afterthoughts” an.

An anderer Stelle emanzipiert sich ROME IN MONOCHROME aber von den offensichtlichen Vorbildern: Beim zweiten Track ‘A Solitary King’ rockt die Truppe nämlich unvermittelt los und überzeugt vom Fleck weg mit rauchigem, treibendem Shoegaze. Eine unerwartete, überzeugende Erweiterung der postig-besinnlichen Klangflächen, die man schließlich schon oft genug von anderen Genrevertretern gehört hat. Davon hätte es gerne noch mehr sein dürfen! Stattdessen stellen sich die Südeuropäer jedoch mit einer weiteren musikalischen Facette selbst ein Bein: Gitarrist Gianluca Lucarini kann es nämlich leider nicht lassen, immer wieder Gruftie-Gegrowle einzustreuen, womit der bislang höchst melodiösen, verletzlichen Mixtur recht überraschend Dark/Black Metal Marke ANOMALIE hinzugefügt werden soll, was bestenfalls für Irritation sorgt, zwischen all den zarten, introvertierten Klängen jedoch wohl eher Ekel und Abneigung erregt (ganz schauderhaft beispielsweise der Ausklang von ‘Paranoia Pitch Black’).

Die neun Songs auf “Away From Light” bezaubern fast durchweg mit besagter kunstvoll und schlicht aufgebauten Atmosphäre, die nur leider häufig von besagten gutturalen Vocals zerstört wird. Dadurch reißt uns ROME IN MONOCHROME leider immer wieder auf schmerzhafte Weise aus den düsteren Tagträumen heraus, die die Truppe so kunstvoll aufgebaut hat. Ein künstlerischer Fehlgriff, der mir rätselhaft bleibt. Da dem insgesamt recht unaufgeregten Album auch eine stärkere Prise von besagter Shoegaze-Dosis gut getan hätte, bleibt unterm Strich ein etwas unrunder Gesamteindruck.

Author: A Solitary King
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