A Cold Dead Body - Harvest Years (CD) Cardboard Sleeve

post rock / metal, Slow Burn Records, Slow Burn Records
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BURN 006-10 xs
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Debut A Cold Dead Body’s album “Harvest Years” is a trail through 9 steps, from the "Semen" to the "Divinity". There is a story inside the album, not just music and words. Music and words create the atmosphere, but the written story has the sense of the whole album. It's a concept about a journey, about human ambition, about the conflict between humanity and nature, it's a concept based on the sense of life, technology and the meaning of death. Recorded and mixed at: Mushroom Studio, by Enrico Berto. Mastered by James Plotkin (Khanate, Sunn O))), Isis, Pelican, Earth). One of the best acts around. Must have!! CD released in Cardboard (Mini LP) Sleeve pack.

Tracklist:
1 Semen
2 The Womb
3 Madre Pt.1
4 Our Best Years
5 The Chosen Ones
6 Madre Pt.2
7 Collapse
8 Zero
9 Divinity

Artist:
A Cold Dead Body
Artist Country:
Italy
Album Year:
2010
Title:
Harvest Years
Style:
post rock / metal
Format:
CD
Type:
CD Album
Package:
Cardboard Sleeve
Label:
Slow Burn Records
Cat No:
BURN 006-10
Release Year:
2010
Country Of Manufacture:
Russia
Review
Metal Italia
6.5/10
16.12.2010

Un’altra realtà nostrana davvero molto valida in ambito “post” sono questi A Cold Dead Body, realtà neonata proveniente dal Friuli, che ha dato alle stampe un interessantissimo debutto nel 2010, che non può passare inosservato dato il valore del materiale. Stiamo parlando sostanzialmente di un disco che definiremmo progressive/post metal, dove si sentono echi di band quali Neurosis e Isis a farla da padrone, a tratti si respirano anche atmosfere eteree e gothic che ci portano alla mente certi episodi dei Novembre. In tutto il disco poi aleggia una bellissima atmosfera progressive rock, dove per certi aspetti si percepisce l’influenza di un background musicale fatto di grandi gruppi come i Pink Floyd. Come avrete intuito “Harvest Years” è un disco ambizioso, complesso e pieno di sfaccettature, dove per lo più abbiamo una paranoia profondissima che domina il tutto, senza tralasciare una massiccia dose di melodia, inserita sempre con cura e gusto. Si parlava di un disco ambizioso in termini musicali, ma questo è un album ambizioso anche dal punto di vista dei contenuti. Sì, perché mai come in questo caso l’importanza dei brani è legata alle tematiche, parlando di un concept album, dove ci si trova ad affrontare un percorso che va dal seme (“Semen”, traccia d’apertura del disco) alla divinità (“Divinity”, traccia conclusiva), passando per i conflitti che l’uomo deve affrontare sul senso della vita e le sue ambizioni come essere umano. Lo scorrere dei brani, e quindi delle tematiche, è assolutamente concatenato in maniera impeccabile, con suite strumentali (“Madre Pt. 1” e “Madre Pt. 2”) che arricchiscono oltremodo la fluidità dello scorrere dei vari capitoli dell’opera. Davvero bellissimi i muri di suono che immergono l’ascoltatore, addolciti da fiati e synth mai fuori luogo o sopra le righe. Notevole anche la capacità del vocalist di passare da urla rabbiose a momenti di quiete con un timbro caldo, controllato e personale. Insomma, davvero pochi i difetti di questa band che ha iniziato davvero al meglio la sua carriera e che ci auguriamo possa continuare su questa strada. Non lasciateveli sfuggire andando alla ricerca dell’ultima uscita nel nuovo anno, alle volte voltarsi a setacciare l’underground produce ottimi frutti, come nel caso degli A Cold Dead Body.
Review
The Streets
6/10
09.03.2011

Jeg har just anmeldt labelkompisene i The Death of Her Money og kommenterte der at de ikke helt hadde truffet blink, visuelt sett. Om de to bandene hadde byttet coverart ville nok mitt univers vært mer i balanse. Jeg trodde først A Cold Dead Body var fra England, men det viser seg at ensemblet er fra Italia (og det hadde jeg aldri tippet). Helt hvor mange medlemmer som er med i bandet vet jeg ikke, men på Facebook operer de med fire navn, så da holder vi oss til det. Musikken er det jeg vil kalle styggvakker og det mener jeg bokstavelig. Her mikser de søte og nynnevennlige refreng med forvrengt vrede. Stemningsmessig ligger de i et metallisk Post-Rockområde med undertoner av Post-Hardcore og toucher innom både Anathema og Oceansize på ferden. Enkelte plasser syns jeg sukkernivået kan bli i overkant høyt, men i hovedsak maler de med penselstrøk og kulører som faller i smak. Særlig er dette gjeldende når de kjører på med øsende gitarer, storslått tromming, groovy bassing, sint vokal og hylende fiolintoner. Hadde jeg sittet med full pakke kan det godt være at det hadde blitt et poeng ekstra, bare til info.

Author: Rune
Review
The Pit of the Damned
8/10
05.03.2011

Della serie “Italians do it better”, oggi vi parlo di un gruppo rivelazione 100% italiano. A Cold Dead Body sono quattro ragazzi di Udine e Pordenone che consolidano la formazione e quindi il loro sound nel 2007, trasformando il noise iniziale in una perfetta fusione di doom metal, folk, wave psichedelico che non può lasciare indifferenti. In effetti navigando superficialmente in internet o dando un’ occhiata al cd, lo stiling è molto post rock ma per fortuna c’è un’ anima profonda che guida questa band e che mi ha colpito particolarmente. “Harvest Years” è l’ opera prima dei A Cold Dead Body e c’è proprio tutto, dalla tecnica alla ricerca di suoni per dare un’ espressione artistica completa. L’ album apre con l’ intro “Semen”, pezzo breve e abbastanza impersonale che finisce con uno scream breve ma d’ impatto. Giocando con l’ assenza di pause tra le tracce, subito veniamo catapultati in “The Womb”: qui l’ ottima voce maschile di Stefano accompagna una costruzione che cresce insieme alle chitarre e al violino che da un tocco folk al tutto. Il terzo brano è “Madre Pt.1”, introspettivo e crepuscolare e che conferma la vena ambient e psichedelica dell’act friulano, che per veder prodotto il proprio album ha dovuto volgere lo sguardo a Est, alla russa SlowBurn Records. Il pezzo risulta essere l’ intro del successivo “Our Best Years”, aggressività pura data dal basso distorto e dolcezza incontaminata data dalla chitarra e dal violino che giocano con la voce, una breve comparsa in questi sei minuti. Da menzionare poi “Madre Pt.2”, breve intro dal taglio lirico (incredibile a dirsi) guidata da una voce femminile suadente, il tutto per condurci fino a “Collapse”, dove inizialmente la voce del frontman è ingabbiata da un effetto”gregoriano” che si trasforma in puro scream pochi secondi dopo. Devo dire che alla fine delle due tracce, il rischio di rimanere senza fiato è altissimo. “Harvest Years”si chiude con la nona traccia, “Divinity”, otto minuti in cui i nostri mostrano tutta la loro maturità artistica, il loro infinito talento e l’altissimo potenziale, raccontando una storia che non lascia per nulla indifferenti. Solo pregi dunque, pochi difetti e tanta sostanza. E se non l’avete capito decisamente consigliatissimi e secondo me ancora meglio in sede live, quindi da non perdere!

Author: Michele Montanari
Review
Lords of Metal
7.7/10

Uit Italie komt A Cold Dead Body. Een interessante band. Of is het een kunstenaarscollectief in plaats van een band? Het zijn in ieder geval geen jongens die zo maar wat muziek opgenomen hebben of wat nummers in elkaar hebben geflanst. Nee, hier is over nagedacht. Het album komt overigens uit via een Russisch label, how bizarre! Het debuutalbum ‘Harvest Years’ is een conceptplaat die handelt over de reis die we maken in en met ons leven, over de mensheid en haar eeuwige conflict met de natuur. Kortom: de onderwerpen die wel eens langskomen op een kinderfeestje. Het verhaal van deze plaat is verpakt in negen songs die muzikaal het nodige te bieden hebben. Van metal tot darkwave en alles wat er tussenzit. Sommigen noemen het progressieve post-metal maar daar kan ik niks mee. Ben je inmiddels nieuwsgierig geworden naar de muziek?

Persoonlijk hou ik wel van deze muziek. Zo’n nummer als ‘Madre Pt.1’: daar kan ik uren naar luisteren. Die lange akkoordenschema’s doen me denken aan de beste dagen van Fields Of The Nephilim. De band wisselt vrij dromerige stukken af (hallo Pink Floyd) met keiharde bombastische metal (‘Semen’). Ook komen van die schreeuwerige stukken voorbij in een orgie van geweld (‘Divinity’). Jammer genoeg is de zang (weer eens) niet van hetzelfde niveau als de songs en de instrumentatie: luister naar ‘The Chones Ones’ en je hoort dat onze grote vriend Stefano Casanova eigenlijk niet kan zingen. Dat is wellicht ook de reden waarom hij regelmatig overgaat tot bruut gebrul of zacht gefluister: dat gaat ‘m namelijk wel goed af. Opvallend is verder dat er in sommige tracks strijk –en blaasarrangementen zijn verwerkt; elementen die de muziek een echte boost geven. Daardoor klinkt het namelijk net weer even anders dan de concurrentie. Fans van bands als Isis, Jarboe en Khanate (al zijn die wel een tikkeltje extremer dan A Cold Dead Body) moeten dit toch maar eens gaan beluisteren.

Author: Wim
Review
Kronosmortus
6/10
26.02.2011

An album without any mentionable moments, doesn’t provide anything new to listeners.

Az olasz (udinei) csapat 2005-ben Stefano Casanova (ének, basszusgitár, szintetizátor, kürt) projectjeként alakult, majd 2007-ben Lorenzo Cercelletta (gitár, vizualitás, grafika), Cristiano Perin (gitár, szintetizátor) és Chantal Shizu Fresco (dob, ütős hangszerek) érkezésével teljes bandává avanzsálódott. Ezzel az új felállással alakította ki a zenekar a hangzását: a folk keveredik a doom atmoszférájával, míg a new wave hatás a pszichedelia zordságával játszik. (Remélem jól értelmeztem a biográfiát). Magyarul: egy újabb „eredeti” és „különleges” albumot akar eladni a kiadó (és a zenekar).

A zenekar debütálása, a Harvest Years egy sáv 9 lépésen keresztül, a Sementől (ez az első dal) a Divinity-ig (ez az utolsó nóta). A lemezen egy történet vonul végig, nem csak zene és szavak. A zene és a szöveg teremtik meg az atmoszférát, de a leírt sztori az egész album értelme. Ez egy koncepció egy/az utazásról, az emberi becsvágyról, az emberiség és a természet közötti konfliktusról, egy koncepció, mely az élet értelmén, a technológián és a halál értelmén alapszik. Kitalálható, hogy ezek a sorok a kiadótól származnak.

Bajban lennék, ha műfajilag jellemeznem kellene a korongot. A szomorú hangulat, a melankólia, a hegedű miatt a My Dying Bride ugrott be, a basszusgitár, a lassú, súlyos riffek miatt pedig a Neurosis. Ebből adódóan minden hallható a dalokban, ami eme zenekarokra jellemző és Stefano éneke is ezt a kettőséget tükrözi, tehát a dallamos ének éppúgy elhagyja a torkát, mint sludge-os/post metalos üvöltések. A férfi hangot ellenpontozva itt-ott női ének is felbukkan, de ez utóbbi nem játszik komoly szerepet a muzsikában.

Egybeúsztatva, szünet nélkül jönnek a dalok, melyeket rövid átkötések (Madre Pt. 1 és Madre Pt. 2) fűznek össze. Akusztikus részekkel is fűszerezik a dalokat, kiemelt jelentőséget kap a hegedű, amely valóban szomorú atmoszférával ruházza fel a szerzeményeket. További adalék, hogy a Mushroom stúdióban Enrico Berto rögzítette és keverte a korongot, a maszterizálást pedig James Plotkin (Khanate, Sunn O))), Isis, Pelican, Earth) végezte, a hangzás miatt nem érheti szó a ház elejét.

Túlzottan nagy hatást nem gyakorolt rám, nem ájultam el a hallottaktól. Aki szereti az összehasonlítási alapként említett bandákat, adhat a lemeznek egy esélyt, de ha kihagyja, akkor sem éri pótolhatatlan veszteség.

Author: Dr. Feelgood
Review
Obscura
15.02.2011

‘Harvest Years’ is the debut album for A Cold Dead Body from Italy, and it appears to be a sort of cauldron in which the band put post-metal/rock, progressive, and a pinch of ethereal gothic rock. The result is something very exciting for its originality, this is a band that certainly has never considered to apply any stylistic border to stay within, the songs go like a stream of emotions, guided by the highly skilled musicians (where skill is not only playing at light speed but also focusing on emotions).
So although this is a pretty difficult release to understand and multiple listening sessions are strongly required, ‘Harvest Years’ can be easily considered a top album.
Going deeper inside the tracks, personal tastes play a major role in choosing personal favourites, but the elegance of ACDB can be totally appreciated as soon as one realises that each song has a reason, each song is different by the others and each song hides an internal beauty that is our duty to interpret.
Review
Aristocrazia
14.02.2011

Il progetto A Cold Dead Body è uno fra i più interessanti che abbia avuto il piacere d’ascoltare e conoscere in questo anno e mezzo d’attività con la ‘zine, la formazione nostrana è fautrice di una miscela musicale forse ormai nota, è facile imbattersi in un post/hardcore che si bagna nel mare della psichedelia e affronti con una sorta d’intimismo e una rabbia capace di esplodere e implodere come un soffio di vento tematiche complesse e sociali.
E’ però il concept unico che tiene connesse per l’intera durata di “Harvest Years” le tracce a esaltarne i valori.
E’ una band che si guarda intorno, che si pone le domande che tutti forse ci siam fatti e a cui magari non vogliamo o non possiamo dare risposta, in un mondo sempre più maltrattato le note di questi ragazzi s’inoltrano all’interno di un percorso umano fatto di ambizione e istinto, di natura e frivolo materialismo, a ogni aggettivo ne corrisponde uno contrario come ad ogni azione una reazione d’uguale portata.
E’ così l’animo duale non per scelta ma per nascita, sempre diviso fra pensiero e azione, è così anche la musica degli A Cold Dead Body, un’altalena emotiva palese, le emozioni si scambiano costantemente le redini della situazione trasportando l’ascoltatore da territori atmosferici al limite con l’onirico sino ad altri dove le pulsioni divengono accese e voluttuosamente abili nel rivoltarsi appesantendosi.
Un’opera “Harvest Years” che pur avendo molti pregi non si può negare abbia anche qualche pecca, è difficile infatti vivere l’album se non come un percorso unico dove la tappa antecedente e la successiva vivano una per l’altra, il decontestualizzare un brano dall’assetto complessivo non è un male, però ai fini della logica e dello spessore sentimentale creato sarebbe quasi lesivo. Sarebbe un po’ come se azzoppaste un corridore, camminerà ma potrà fare gli stessi tempi di prima? In un certo senso è proprio questo il bello del disco, il non dover far “skip” per scegliere quale canzone godersi ma lasciare che fluisca libero, in futuro si potranno curare maggiormente i cambi d’umore del sound, i passaggi in cui la musica dalla calma si ridesta assumendo forma più compatta e massiccia e che tendono a essere in quel preciso frangente non proprio perfetti punto con cui si può comunque benissimo convivere.
Un album audace che suona bene, deciso e impegnato socialmente, per gli amanti della musica che ha realmente qualcosa da dire e va ben oltre i clichè di qualsiasi stampo un lavoro come “Harvest Years” è senza dubbio manna dal cielo.
Non posso quindi far altro che consigliarvene l’acquisto, fareste due opere buone: 1) nei vostri confronti con l’acquisizione di materiale musicale che valga la pena possedere, 2) supportereste una formazione italiana che si sta muovendo raccogliendo riscontri positivi grazie alla palese qualità della produzione e della volonta in essa profusa.
Se le parole non bastassero per convincervi, ascoltateli, fate i vostri conti e chissà che alla fine della fiera non coincidano con i miei, provare per credere.

Author: Mourning
Review
Stereo Invaders
8.5/10
04.02.2011

Capita a volte di trovarsi di fronte a qualcosa di genialmente indefinibile, un insieme di suoni in continua evoluzione la cui intima essenza si rispecchia in noi, inebriandoci. Questo è proprio il caso della prima fatica discografica degli A Cold Dead Body, project di collocazione Doom/Sludge, con divagazioni Psychedelic Rock. Comparto vocale molto “moderno” nei toni, si abbandona poi a melodie caleidoscopiche e di difficile collocazione. Non nascondiamo che tutto ciò ci stimoli, tanto da dover fare molteplici ascolti prima di comprendere ed assaporare a pieno la genialità di questi ragazzi. Al di là di un discorso prettamente tecnico, “Harvest Years” è un mare in tempesta che riflette un sole di mezzogiorno. Impeto che tutto inghiotte, risacca che disegna arcobaleni che si intrecciano e tutto avvolgono, sfumature che vanno a creare immagini da interpretare e capire. Il full-lenght in questione non ha mai un attimo di tregua e riesce a stagliare se stesso dal Post Rock fino al Metal e a melodie che quasi hanno il retrogusto del Folk. Uno spettro che non potrà che irretire anche l’ascoltatore più esigente. Veramente sofisticate le suite più lente e strumentali, come se d’improvviso il vigore e la sofferenza trovassero pace. Il sole tramonta, colorando di rosso il quieto orizzonte, spostandoci idealmente tra soffusi incanti che dipingono di magico anche il più semplice gesto. Complimenti sinceri, capolavoro.

Author: Thiess
Review
Hellride Music
27.12.2010

I know, like many of you would agree, that the LAST thing we need is more post metal/post rock/shoegaze bands, but with bands like this one there’s a hell of a lot more to this band then being yet another Isis/Pelican clone. For starters, the rhythms here are quite proggy and the atmosphere is a bit less drone and noodling and a lot more in your face and warm, nut still pretty damn heavy. I can also hear a little bit of Godspeed You Black Emperor here and there with the violins and some of the song structures, although these are not 20-minute opuses. What’s even cooler is the way that the songs tell a story of a lifetime, conflicts, and humanity as you begin with “Semen”, then “Womb”, and wind up at “Divinity”.

I’m always in the mood for something to think to and just have on while I do things and can get swept up in it like a tide of fuzz and A Cold Dead Body does that for me. Just out this one on and keep on keepin’ on and it’ll hit you when you least expect it. I’d say that those of you who are fans of GYBE, Boris, mid-late 80’s and early 90’s underground alternative (Sonic Youth, Sunny Day Realestate, the Pixies,etc) will really find lots of great stuff on here, and fans of Pelican, Earth, Isis, will also be pretty impressed.

Author: Janet Willis
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