(EchO) - Devoid Of Illusions (CD)

dark metal / doom death, BadMoodMan Music, BadMoodMan Music
$8.00
Price in points: 800 points
BMM. 047-11 x
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Bad Mood Man Music / Solitude Productions presents the debut album by an Italian band (EchO)! Outstanding music which cannot be limited by the frames of a certain style combines heavy guitars with atmospheric keyboards, deep growling and clean male vocals while the music varies from extreme death doom metal to aerial post rock. «Devoid Of Illusions» is based on perfect performance and intent attention to details such as arrangement or CD artwork. The album was recorded in UK at Priory Recording Studios (Sutton Coldfield) and CMAT Studios (Birmingham) and produced by Greg Chandler (vocals and guitars in Esoteric) who also appeared as vocalist at the final track!

Tracklist:
1 Intro 0:45
2 Summoning The Crimson Soul 7:29
3 Unforgiven March 9:23
4 The Coldest Land 9:08
5 Internal Morphosis 9:17
6 Omnivoid 8:23
7 Disclaiming My Faullts 7:22
8 Once Was A Man 6:44
9 Sounds From Out Of Space 7:26

Artist:
(EchO)
Artist Country:
Italy
Album Year:
2011
Title:
Devoid Of Illusions
Style:
dark metal / doom death
Format:
CD
Type:
CD Album
Package:
Jewel Case
Additional info:
debut album
Label:
BadMoodMan Music
Cat No:
BMM. 047-11
Release Year:
2011
Country Of Manufacture:
Russia
Review
Metallized
9/10

Quando si parla di doom, l'Italia non può certo competere con paesi come la Finlandia o l'Inghilterra per quanto riguarda il numero di bands; ma se invece si parla di qualità, andando a guardare nella storia del genere possiamo orgogliosamente constatare che il bel paese ha dato i natali a gloriose formazioni come Paul Chain, Monumentum, Ras Algethi, e più recentemente Consummatum Est, Urna ed appunto questi (EchO), dei quali siamo oggi qui a parlare.

La band si forma nel 2007 nei pressi di Brescia e, dopo aver pubblicato alcuni demos, debutta oggi con questo interessantissimo Devoid of Illusion per l'ormai celebre Solitude Productions.
Passiamo subito a parlare della musica di questo sestetto che, muovendosi su territori tetri come quelli soliti alla scena doom/death, riescono a fondere influenze dark wave, ethereal e melodic doom con il risultato di un prodotto sorprendentemente fresco ed avvincente, suonato egregiamente che sono certo farà propagare...ehm... l'eco del loro nome molto, molto lontano.

L'album si apre con una breve intro per lasciare subito spazio a Summoning The Crimson Soul, un brano che, nell'arco di oltre 9 minuti di durata, offre un'ampia panoramica sulle diverse personalità della band, puntando sull'effetto sorpresa di un pezzo davvero dirompente.
Difatti l'opener - dopo un'inizio duro e possente - ci indurrebbe a credere di avere a che fare con la classica formazione doom/death atmosferica sulla scia di Colosseum, Doom VS o Draconian - cosa che già di per sé non sarebbe male - ma i nostri hanno ancora molto da dire e, mentre ancora cerco di inquadrare le esatte coordinate stilistiche, cambiano le carte in tavola scivolando pacatamente su territori arpeggiati dal gusto vagamente wave, i quali - per usare un gergo da navigatore satellitare - mi mandano "in ricalcolo" e mi scombussolano la traiettoria stilistica. Mentre riprendo confidenza con i dolci suoni delle chitarre della coppia Mauro-Simone, vengo letteralmente travolto dal finale del brano che definirei semplicemente mozzafiato: un lungo stacco ultra slow sul quale, anzichè il classico growling, campeggia una voce pulita (maschile) dalla tonalità dolce ma allo stesso tempo magnetica. Un opener davvero micidiale, non c'è nulla da aggiungere!

Unforgiven March, caratterizzata da un interessante accompagnamento di pianoforte, alterna continuamente parti brutali a sezioni più raffinate in un rincorrersi molto piacevole, mentre su The Coldest Land iniziano ad affiorare evidenti le influenze darkwave, andando a riesumare bands come The Cure e This Empty Flow su tutti.
Il brano alterna atmosfere tipicamente wave a parti cadenzate con tanto di growling consegnandoci uno degli episodi più accessibili dell'intero lotto, ma allo stesso tempo anche uno dei più riusciti.
Andiamo avanti ed arriviamo alla quinta Internal Morphosis: un brano che - nelle linee vocali - lascia comparire più o meno evidenti le influenze dei mai dimenticati Alice in Chains; dunque uno stile abbastanza acido e alienante che però deve cedere il passo nuovamente al classico growling in quanto - a livello strettamente musicale - il brano è tra i più duri ed aggressivi, e mette in evidenza forti influenze death metal.
Con Omnivoid si torna ad esplorare sonorità wave, questa volta tirando in causa anche gli ultimi Anathema, dei quali vengono ossequiate le vocals dal nostro Antonio Cantarin attraverso una perfetta alternanza tra growling profondi e gutturali e vocals dolcissime e quasi impalpabili. L'album è strutturato in maniera tale che, col passare dei minuti, i brani vadano appesantendosi, mostrando i muscoli e, a volte, anche i denti.

Su Disclaiming My Faults è nuovamente il pianoforte a fare bella mostra di sé, alternando in maniera equilibrata le atmosfere con la pesantezza delle parti mosh che su questo brano si impreziosiscono di un'inaspettata sbandata thrash - nello specifico uno splendido riffone - che conduce il brano sino alla sua conclusione. Ancora una volta gli (EchO) ci stupiscono con la loro cangiante personalità. Once Was A Man è l'episodio più easy listening dell'album, sul quale sono nuovamente le note del piano, intrecciate con i dolci arpeggi di chitarra, a condurre la canzone su territori intrisi di malinconia, nei quali non c'è spazio per le distorsioni delle chitarre se non negli ultimi istanti del brano.

Conclude l'opera la lentissima Sound From Out Of Space, sulla quale è possibile ascoltare Greg Chandler (Esoteric) come special guest.
Pare che il produttore inglese, durante le fasi di registrazione, sia rimasto talmente impressionato dai brani dei nostri conterranei che si sia prodigato volentieri in questa collaborazione, prestando le proprie corde vocali ed imbracciando la chitarra per una lunga parte introduttiva. La song, è inutile dirlo, risente pesantemente della presenza (ingombrante) del doom-god: una miscela di stili delle due bands che convivono piacevolmente ma che forse, in alcuni passaggi, rimangono leggermente slegate tra di loro.

Non ci sono molte altre parole per concludere questa recensione; sicuramente i bresciani sono una delle nuove promesse della scena italiana e, molto probabilmente, hanno sfornato il miglior album doom prodotto in Italia nel 2011. E scusate se è poco!

Author: Gabriele Fagnani "Furio"
Review
Underground Zine Webzine
9/10
13.01.2012

I sei ragazzi di Brescia dopo vari cambi di line up, in questo "devoid of illusion"
sembrano trovare la quadratura del cerchio.
Pubblicato sul finire del 2010 e prodotto niente popò di meno da Greg Chandler (esoteric) codesto disco è un prodotto di qualità sopraffina.
Ma scendiamo nello specifico.
Nove tracce (intro compreso) che stupiscono per due fattori su tutti: pulizia e pesantezza.
La pulizia si nota facendo riferimento ai suoni. La pesantezza pure, ma non solo.
Non bastano dei suoni pesanti per fare delle canzoni pesanti.
E invece gli Echo non propongono il solito doom, ma qualcosa di molto più articolato.
Si alternano parti di piombo fuso ad altre più ariose per esempio di tastiere e voce pulita che disegnano arabeschi bianchi in uno sfondo nero....nerissimo.
Il cantato è dai due volti: elegante e vellutato il melodico, assolutamente dominante e gutturalmente ficcante il growl.
Compaiono anche qua e là parti semi recitate di spessore decisamente minore.
In ogni secondo sono presenti gusto negli arrangiamenti e perizia nelle esecuzioni.
Se l'ascoltatore è attento troverà di volta in volta abbondanza e dovizia di particolari.
Riallacciandomi a quanto già detto prima, questo disco è la dimostrazione che sono per l'appunto la cura e la dedizione a dare la pesantezza, più che il gain a 10
e una accordatura quanto più bassa possibile.
Insomma stiamo parlando di un disco registrato da professionisti e prodotto da gente che nel settore e nel genere ne sa un bel pò!
Consigliato agli amanti del doom, ma non solo.
Sono curioso di sentire gli Echo dal vivo: mantenere questa intensità live deve essere una bella sfida!
Per ora continuo ad ascoltare "devoid of illusion", e attendo la loro prossima data.

Author: BR1
Review
Headbang
7/10

Ogni tanto la nostra italia lascia qualche segno importante in territorio gothic/doom, tranne qualche raro nome non siamo di certo conosciuti per un nutrito vivaio in tale campo ed è proprio per questo che uscite come Devoid Of Illusions sono da considerare di assoluta importanza.

Il disco è bello pieno nella sua ora abbondante di durata, i nostri hanno molto da dire e lo fanno con una discreta maestria. Su questo debutto troveremo diverse "colorazioni", tutte (ovviamente) direzionate su tinte scure. Ci sono cupezza e disperazione, eleganza e violenta oscurità, di certo non uscirete da questo ascolto con un sorriso stampato in faccia ecco. Gli (Echo) fanno di tutto per impressionare da subito, e in effetti non ci vuole molto per capire l'elevata qualità racchiusa nel prodotto. Un prodotto che tuttavia poteva essere migliore, la "colpa" (o merito) è da imputare agli ultimi brani presenti in tracklist, questi ultimi difatti elevano l'asticella del valore massimo creando un leggero dislivello con quelli posti ad esempio a metà. Il valore generale del disco rimane puro e privo di pericolose macchie negative, ma un pochino di rammarico per un qualcosa che poteva essere ancor più sensazionale alla fine rimane (almeno per come la vedo io).

I ragazzi dimostrano in primis un forte passione/conoscenza del genere, la loro formula è pura, cristallina essenza gothic/death/doom che porta direttamente paragoni con mostri sacri come Katatonia (i primi), My Dying Bride, Saturnus, Tristania e Paradise Lost. Direttamente in proporzione con ciò che ho detto vanno clean vocals e tastiere, le prime non sono mai stucchevoli ma anzi amplificano il clima di sofferenza regnante sull'opera, le seconde sono usate come piace a me, ovvero mai dominanti ma importantissime nelle innumerevoli sfumature che ogni brano si porta amabilmente dietro.

Summoning The Crimson Soul apre alla sofferenza, oscurità e violenza controllate saranno il "liet motiv" di ogni costruzione che andremo ad ispezionare con la necessaria calma. Con la seconda Unforgiven March si fanno largo sentori dei primi Tristania, il pezzo riporta la lancetta del tempo a ritroso ad epoche ormai sempre meno battute (e il crescendo poco dopo metà canzone sembra messo li a testimoniarlo).The Coldest Land è carezzevole ed impervia, prima cinge e poi abbandona, ancora e ancora. Vedo invece Internal Morphosis come l'anello debole del disco, certo la bruttezza è un altra cosa ma se dovessi togliere un brano dalla tracklist per snellirlo a tutti i costi, quel brano sarebbe sicuramente questo. Ancora pennellate drammatiche bidirezionali su Omnivoid prima di arrivare al terzetto delle meraviglie composto da Disclaiming My Faults, Once Was A Man e Sounds From Out Of Space (che vede la partecipazione di un icona come Greg Chandler). Impossibile sfuggire all'agrodolce melodia della prima, la seconda invece parte e si evolve da un motivo "Katatonieggiante" (per chi conosce anche un po' Throes Of Dawn) su una perenne quiete, mentre la terza torna a ruggire dopo svariati minuti di tranquillità, il suo ruggito è come sempre elegante e contenuto, ma colpisce con classicismo e profondità degni di incarnazioni quali Morgion o Evoken (sempre e comunque con le dovute proporzioni e mood diversi, perfetto l'ingresso della linea vocale pulita ad esempio).

Questa è la strada giusta, secondo me i ragazzi potrebbero fare ancora meglio con l'ingresso di una voce femminile di livello e una maggiore aggressività dove serve, l'atmosfera di base invece è già bella che pronta. Comprare Devoid Of Illusions è il minimo che ogni amante di queste sonorità possa fare.

Author: DukeFog
Review
The Pit of the Damned
8.5/10
23.12.2011

Dopo averli visti un paio di volte live (ora li aspetto con gli Agalloch), averli avuti ospiti nella mia trasmissione radio, non potevo esimermi dal recensire il debut album dei bresciani (EchO), che hanno voluto fare le cose in grande sin da subito: prodotti alla stragrande da Greg Chandler degli Esoteric (che sarà anche guest star in una delle song del cd) e registrati ai Priory Recording Studios, in UK, cover art cd affidata ad Eliran Kantor (Testament, Atheist, Sodom, Xerath tra le sue opere), il sestetto nostrano gioca immediatamente tutte le proprie carte vincenti. Il nome deriva da quello della ninfa delle Oreadi della mitologia greca, famosa per essersi innamorata di Narciso, con le parentesi invece ad indicare l’onda sonora che si propaga. Per quanto riguarda la musica invece, ci troviamo di fronte ad un album che potrebbe essere idealmente suddiviso in due parti: una prima metà che si rifà alle sonorità death doom nordiche (e mi vengono immediatamente in mente Swallow the Sun e Black Sun Aeon), cosi pregne di malinconia e dalle forti tinte invernali, caratterizzata da un’inclinazione post rock; una seconda metà invece un po’ più aggressiva, ma entriamo nel dettaglio, perché dopo la consueta intro, ci tuffiamo all’interno dell’(EchO) sound con “Summoning the Crimson Soul”, una song che mostra subito l’attitudine spinta della band di abbinare riffoni di scuola “Meshugghiana” con una spiccata vena atmosferica, grazie alle ottime tastiere di Simone Mutolo, per poi insabbiarsi nel torpore del doom che caratterizza da sempre le uscite dell’etichetta russa. Con “Unforgiven March” emerge anche una certa disposizione dei nostri ad addentrarsi in territori quasi funeral, con un sound nero come la pece, che comunque si mantiene sempre melodico con la voce di Antonio Cantarin veramente superlativa sia in fase growling che cleaning. Cenni di primi My Dying Bride si mescolano con “Serenades” degli Anathema e frangenti acustici alla Saturnus, per un risultato finale davvero da paura. Sono rapito dalla scorrevolezza dei pezzi, pur trattandosi di un genere non cosi accessibile a tutti i palati e comunque dallo spessore della musica proposta da una band che esiste solamente da fine 2007 e che già mostra doti da veterana. Si prosegue con “The Coldest Land” e ancora emerge forte l’ecletticità di Antonio alle vocals con una performance che rischia seriamente di coinvolgere non solo gli amanti del genere death doom, ma che può richiamare (anzi deve richiamare) fan da generi decisamente più melodici. Tutto suona alla perfezione grazie alla cristallina produzione ma anche al fatto che i nostri sono ottimi musicisti e lo dimostrano sia nelle fasi più movimentate che in quelle più eteree; i giri strazianti delle chitarre si insinuano nelle nostre orecchie e sono certo che non ci lasceranno più e come con il sottoscritto vi ritroverete a fischiettare alcuni giri di chitarra meravigliosi, prima di abbandonarvi ad un finale contraddistinto da un climax ascendente di emozioni, legato ad un altrettanto eccellente lavoro dei due axemen, Simone Saccheri e Mauro Ragnoli. Sono estasiato, non so che dire, il sound degli (EchO) mi ha conquistato e divorato, per quel suo essere in costante movimento, alla ricerca di continue soluzioni per sorprendere l’ascoltatore (ascoltate l’ipnotica progressiva “Internal Morphosis” con il successivo finale dirompente di scuola djent, fantastica). Ancora un altro pezzo veramente elegante ed intelligente è rappresentato da “Omnivoid”, contraddistinto da quel suo incipit sempre estremamente atmosferico ed onirico, che ben presto lascerà posto alla furia dilagante di una splendida ritmica (sempre controllata e melodica sia ben chiaro), con ancora una volta un lavoro magistrale alle tastiere, soprattutto nella sua parte conclusiva dove ancora le chitarre ultra ribassate danno un contributo eccezionale al brano. Sempre più galvanizzato vado avanti con l’ascolto, abbandonandomi alla disperata “Disclaiming My Faults”, una sorta di semi-ballad, dove accanto a dei suoni forse un po’ troppo ruffiani (all’inizio, prima del selvaggio finale) – lo stesso leggasi per la successiva “Once was a Man” -, vorrei sottolineare nuovamente la perizia vocale del bravissimo Antonio, con un’estensione canora notevole. Menzione finale per “Sounds From Out of Space”, dove il cantato catacombale del bravo Greg aleggia nei primi minuti di questo album che mi sento di consigliare a tutti gli amanti della musica metal, dal gothic al death, passando da black e doom. Ottimo debut, senza dubbio; se poi consideriamo che sono italiani, non possiamo che esserne fieri!

Author: Francesco Scarci
Review
Obscura
21.12.2011

Interesting 6-pieces combo from Northern Italy, (EchO) delivers its own brand of death/doom metal. Throughout all the years this sub-genre has been eviscerated, mixed, spoiled, enriched so that today there are various variations on it, each of them equally fascinating and worthy a listen. In particular the style adopted by ours is a a sort of funeral doom metal with a lot of melodies and atmospheric parts.
This is the debut album after a couple of demos, ‘Devoid Of Illusions’ have been recorded in the United Kingdom and produced by none less than Greg Chandler. Any bell ringing inside your head? All these clues point to a particular band, Esoteric, which in fact can be taken as primarily source of inspiration for (EchO)’s sound, but only as a blueprint, because this is not a mere disguised reprisal of anything else, since it’s sounding original at 100%.
There are also echoes of the late Katatonia, especially on the more melodic parts, but this is one of those albums which soon get a reputation of its own, an awesome business card to introduce the band to doom metal lovers, and not only, to my personal advice.
The eerie and somewhat claustrophobic atmospheres which can be felt throughout all the album is a leit-motiv which constantly gathers you from song to song. Creepy enough and so damn cool! That’s what, in the end, doom metal is supposed to be. Blessed with a professional produtcion, ‘Devoid Of Illusions’ is ready to be the next big thing into funeral doom metal. Prepare to enter a faded and mysterious world at your own risk, (EchO) is right there!
Review
Zwaremetalen
9.5/10
29.11.2011

Er zijn van die albums waarbij de eerste luisterbeurt meteen naar meer smaakt. (EchO)'s debuut Devoid of Illusion is zo’n cd.

Naar eigen zeggen brengt (EchO) ons doom/death. Deze beschrijving doet echter niet helemaal recht aan het complexe mengsel van geluiden dat we op deze plaat aantreffen. Akoestische passages gaan naadloos over in zware metal, soms doet het denken aan Draconian, dan weer aan de Zweedse melodeath uit de jaren ‘90.

Muzikaal gezien zit het dus wel goed met (EchO). Met een gemiddelde duur van ruim acht minuten zijn de nummers vrij lang, maar door de afwisselende sound gaan ze geen moment vervelen. Het samenspel van breekbare piano en emotionele cleane zang, met zware gitaren en een getergde grunt zorgt voor een melancholische, bijna ongemakkelijke sfeer.

Ook qua productie is er niets aan te merken op Devoid of Illusion. De verschillende instrumenten staan vrijwel perfect in de mix, hetgeen voor een kraakhelder geluid zorgt, dat alleen maar bijdraagt aan de sfeer.

(EchO) heeft de ideale plaat voor een sombere herfstdag, waar we er de laatste tijd zoveel van hebben, afgeleverd. Het beste debuut van 2011? Ik denk het wel. Luistertip: Unforgiven March.

Author: Rob Coenen
Review
Metalitalia
8/10
11.12.2011

Ed ecco che, con estremo piacere, ci troviamo a scrivere di quello che, senza troppi dubbi, è il miglior disco d’esordio dell’anno 2011, nonché una delle uscite più interessanti di quest’annata piena di alti e bassi da parte di varie band, soprattutto tra le più blasonate. Stiamo parlando di “Devoid Of Illusions”, album con il quale i bresciani (EchO) debuttano, dando alla luce un lavoro davvero memorabile. Ma andiamo per gradi. Il genere proposto è sostanzialmente un doom metal, arricchito però da sfumature e influenze, che vanno a rendere la musica di questi ragazzi una creatura già riconoscibile e ben definita, una cosa non da poco, specie per una band al debutto. I riferimenti e le influenze, dicevamo, sono tanti: i principali gruppi che verranno in mente a chiunque deciderà di regalarsi un’oretta di buona/ottima musica ascoltando questo disco, sono band dall’indole gothic/doom come My Dying Bride, Swallow The Sun, Paradise Lost, Katatonia, ma anche Novembre. In più, però, si potranno trovare spunti dall’indole post-metal e rock (Isis, Pelican o Mogwai), e pezzi rallentati di matrice sludge (Eyehategod piuttosto che Crowbar). Tutto questo amalgamato e impreziosito da un fascinoso gusto talvolta vagamente progressive (oseremmo dire un po’ Pink Floydiano), e talvolta invece più “psychedelic rock”, alla Anathema, tanto per intenderci. Insomma c’è davvero tanta, tantissima “roba” all’interno del sound dei nostri, tanti elementi uniti con una precisione tale che sembrano formare i pezzi di un puzzle. Il suono degli (EchO) è denso e nero come una colata di petrolio nel letto di un fiume: a tratti è calmo e quasi dormiente, in altri frangenti è pericolosamente impetuoso, ma in questo suo defluire, continua a scorrere dove è più logico e giusto che debba farlo e, nel frattempo, annerisce, annienta e sforma tutto ciò che tocca, incollandosi alla fine nel cervello dell’ascoltatore per non staccarsi più. I brani sono lunghi, articolati, complessi ma ben bilanciati nelle aperture melodiche (stupende) e nei pezzi più aggressivi. Quasi superfluo stare a decantare le lodi dei singoli elementi del gruppo, vi basti sapere che davvero ogni cosa è al suo posto: dagli assoli evocativi, al riffing davvero ispirato sia nei frangenti più melodici che in quelli più cadenzati, passando per splendide suite di tastiere, profondissimi growl e via dicendo. Ottimo anche il suono, i nostri hanno deciso di registrare questo disco nei Priory Recording Studio di Birmingham, e il risultato è una sorta di abito su misura, che si adatta perfettamente alla loro dimensione musicale. A questo punto ci fermiamo, in quanto non vorremmo divenire eccessivamente ampollosi e perdere di credibilità continuando ad esaltare l’ottimo lavoro di questi ragazzi, ma un ultimo consiglio ci sentiamo di darlo ai nostri lettori appassionati di buona musica: date una possibilità agli (EchO), difficilmente ve ne pentirete.

Author: Emilio Cortese
Review
MetalArci
22.11.2011

No, mi dispiace, io non ci credo. Non è possibile, ci deve essere qualcosa che mi sfugge. I dischi di debutto di qualsiasi band si caratterizzano quasi sempre per una produzione non impeccabile, per un songwriting diretto e viscerale ma poco studiato, e per un mood generale acerbo e insicuro. È normale, perché solo dopo aver prodotto qualcosa ci si può rendere conto di ciò che si cerca veramente dalla musica, e lo si persegue alla luce dei risultati ottenuti. Per gli EchO invece non è così: nonostante sia il loro debut album, “Devoid of illusions” si candida a diventare una pietra miliare del genere di riferimento, grazie alla compattezza, alla limpidezza del suono, alla genialità delle idee proposte e all’innovazione che in questo modo hanno portato in un genere musicale, il Doom Metal, purtroppo pieno di band che si scopiazzano a vicenda fossilizzandosi un po’ troppo sui canoni definiti dello stile senza aver voglia o coraggio di sperimentare cose nuove.
Nello specifico gli EchO propongono un Doom Metal farcito di varie mescolanze e contaminazioni, perfettamente riscontrabili nelle varie parti del disco. In quasi tutte le tracce che compongono l’album è facile trovare sezioni e inserti associabili al Depressive/Psychedelic Rock degli Anathema, in perfetta simbiosi con l’anima di Doom seminale che funge da “spina dorsale” per il tutto, sfociando spesso e volentieri in accelerazioni Death o rallentamenti tipicamente Funeral Doom. Remembrance, Mournful Congregation, Katatonia e Draconian fra i riferimenti più azzeccati per le varie influenze.
“Devoid of illusions” è stato registrato in Inghilterra, e a livello di produzione non si può davvero trovare un singolo difetto: perfino il mixaggio (che molto spesso è una carenza nei debut album) è impeccabile.
Il punto forte del lavoro, tuttavia, è il songwriting: i lunghi pezzi che lo compongono sono tutti chiari e concisi nel loro incedere sincopato. Nessuna traccia filler, nessun calo di tono. E stranamente, si fanno notare per la loro varietà: l’alternanza di growling e clean, e musicalmente parlando di parti tirate, rilassate e acustiche, forniscono all’ascoltatore quella voglia di riascolto che difficilmente lo abbandonerà: l’esperienza sonora di “Devoid of Illusions” è in grado di regalarci sempre qualcosa di nuovo. La tastiera, fra suono di pianoforte e accompagnamento d’ambiente; le chitarre, pesantemente incessanti ma anche oniricamente melodiche; il basso e la batteria, cadenzati e sciolti nel composto sonoro, a strutturare ritmicamente il liquido e sognante lavoro degli altri componenti. Come non parlare infine della voce, calda e soffusa nelle parti clean, feroce e cavernosa quando l’anima più dura viene allo scoperto, e con un’ottima pronuncia inglese che è una dote da considerare se si ha intenzione di varcare i confini italici.
“Devoid of illusions” è un disco intenso ed emozionante, che sembra partorito da una band con già diversi album alle spalle. L’acquisto è caldamente consigliato veramente a tutti, tranne a coloro che per propria natura disprezzano i tempi andanti o troppo rilassati. Alla luce del loro eccellente lavoro ma anche delle loro “condivisioni di palco” con grandi formazioni tra cui gli Agalloch, i Forgotten Tomb e gli Opera IX, auguro agli EchO di ottenere il successo planetario, perché se lo meritano: “Devoid of Illusions” è senza dubbio il miglior disco underground che io abbia ascoltato nel 2011, e noi italiani dovremmo esserne orgogliosi.

Author: Grewon
Review
BloodArt

When I turned on the CD (EchO) "Devoid of Illusions" and I closed my eyes thanks to the track of No. 1, which is the intro, I moved with my thoughts somewhere far to the north. Chill came over me and it was possible to hear the sound of waves from afar.
When in the speakers appeared the song no.2 Summoning Crimson Soul, I felt like the ubiquitous chill took on power. Delicate beginning of the song and sharp banging drums,caused that I had thought then: "Here is born evil." Strange sounds to the shape of the female chorus which the album no has (hmm... guys are joking and there is a choir, or CD actually supposed to be strictly male album, but knowing the proverb: "Where the devil cannot, there woman send " and here you can hear a woman's voice or it's evident charms and magic), they cause the impression of musical border between perdition and common sense, leaning more towards that first.
Growl which here makes for a kind of guide on this dark and cold land, brings us more and more down. Guitars that are here for to stop us music wanderers and keyboard give you solace and order to prepare for further wanderings.
However pure vocals which also here appears is something the kind of the tempter and seduces us to stray from the road we have taken at the beginning, so that we don't go down deeper, on the contrary. Here starts "the fight" for the listener between the pure, "angelic" voice and "satanic" growl.
However that fight isn't disturbing the recipient at all. It's giving only a certain kind of the "taste" and makes that the cd is becoming more interesting. Thus, we move almost seamlessly to the song no. 3 "Unforgiven March". Delicate keyboard, aggressive drums and guitars, then growl and "choirs", it all builds a peculiar element of horror here.
And for moment calm "pure" voice could move us to quiet land. Our musical journey takes the best.
We descend down, down, wandering through the dark mazes, down to hell? the darkest recesses of the soul? This walk lasts through the whole cd and we don't slow down the pace not for moment. Although the song "Once was a man" is the calmest of the whole cd.
This does not mean that it is the weakest at all. Because in this seeming calm is a hidden power.I could describe every track from the album, but I think that it makes no sense, 'cause each of the listeners will receive differently and my feelings,and my feelings don't have to cover with theirs.
I perceive this cd "Devoid of Illusions" as a journey, a journey that ends just below the gate of our hidden fears and only depends on us whether we open the gate or not.
Someone could be indignant, saying, that there is no lack of albums with male clean vocal and growl, on the contrary.
So there is no lack of doom metal bands with that kind of vocals. There are bunches of them, you might say.
This powerful guitars and drums, keyboard in the background, that's nothing special, but it's not true. On the cd (EchO) there is something, what I didn't met from a long time, it's a climate.
Climate of which today is really hard. It often happens, that from given album the one or two songs are able to attract our attention, but somewhere the rest disappears, is killed, we do not pay attention to the other songs, they do not grab our attention.
Here it's different, even though the songs are long, (not counting "Intro", the shortest track on the album is 6:44 and it's mentioned before song "Once of you and man"). It is very difficult to maintain the climate in such long numbers, and maintain it through the whole album. The guys from (EchO) have succeeded it very well, their songs do not get bored, keep the level and can move the listener into another dimension.
I recommend this album especially in the autumn and winter evenings, when it gets dark much earlier, it's cold and windy behind the window and we are at home by candlelight or listening "Devoid of Illusions" by fireplace. Album moves us to somewhere far away.
Carried away with our imagination, which wakes up due to this interesting, brutal, aggressive, and sometimes calm music and voice, which here is also tempting and is almost angelic, for a moment we have impression that the devil himself speaks to us through growl.
I rate the album on a strong 8 'cause the album really deserves it. Of course it could be more, but I don't want too much pamper guys.
Review
Metal.tm
8/10
18.11.2011

Mal wieder hat sich BadMoodMan Music bzw. Solitude Productions einer jungen Doom-Kapelle angenommen, um deren Alben an den Mann oder die Frau zu bringen. (ECHO) wurden 2007 in Italien gegründet und haben sich dem melodischen Death Doom verschrieben. Nach zwei veröffentlichten Demos liegt mit "Devoid of Illusions" nun der erste Langspieler der Band vor.

Nach einem kurzen Intro starten die Italiener mit dem ersten richtig Song "Summoning the Crimson Soul" so, wie man es von einem Death Doom Album auch erwarten kann. Tonnenschwere Gitarren, ein sphärisches Keyboard, dazu bewegende Leads und gutturale Growls, alles zelebriert in schleppendem Mid-Tempo. Direkt auffällig ist die differenzierte und schön dunkel klingende Produktion, für welche sich niemand geringerer als Greg Chandler (Vokalist und Gitarrist bei ESOTERIC) verantwortlich zeigt. Ein erstes Ausrufezeichen also, und was die sechs Jungs aus Brescia hier vom Stapel lassen, lässt weitere folgen.
Schon die ersten klar gesungenen Vocals in "Summoning the Crimson Soul" lassen aufhorchen. Hat sich da etwa Jonas Renkse ans Mikrophon geschwungen, um Sänger Antonio Cantarin zu unterstützen? Nein, dieser weiche, emotionale Klargesang und die fiesen, tiefen Growls kommen wirklich aus ein und derselben Kehle. Dieser Umschwung im Gesang kommt nicht alleine des Weges. Auch musikalisch wechseln (ECHO) häufig zwischen brutalen, drückenden Death Doom Brechern und zerbrechlichen, ruhigen Passagen, die stark Richtung Depressive bzw. Post Rock schielen.
"Post Rock Elemente auf einem Metal-Album? Oh, wie innovativ...", mag sich der Eine oder Andere denken. Dachte ich auch, doch muss ich zugeben, dass der rohe Death Doom und der sanfte Post Rock auf "Devoid of Illusions" richtig gut harmonieren. Nicht nur, dass es die Musik extrem abwechslungsreich werden lässt, es passt auch von der Atmosphäre her gut zusammen. Die verschiedenen Stimmungen, die das Album einfängt, wandeln zwischen Aggression und tiefster Traurigkeit, aber auch zwischen einem Hauch bitterer Erkenntnis und der träumerischen Flucht in sich selbst.
Man nehme bspw. "Internal Morphosis". Der Song erinnert anfangs etwas an KATATONIA in abgespacterer Version. Man taumelt in einer surrealen Welt, die auf einmal von groovigen Death Doom Riffs niedergestampft wird, welche stellenweise sogar als Breakdowns daherkommen und im weiteren Verlauf von spacigen Synths unterstützt werden. Dieser eigentlich klare Bruch im Musikstil erzeugt eine so zwiespältige Atmosphäre, das es schon faszinierend ist. Noch krasser kommt "Disclaming My Faults" daher, wo reinrassiger Death Metal den Post Rock Anteil zum Ende hin auseinandernimmt. Und das ist im positiven Sinne zu verstehen.
Ein zentrales Element im Sound von (ECHO) nimmt das Keyboard ein, welches meistens im Hintergrund agiert, aber auch, wie in "Unforgiven March", gut als Mittel zur Melodieführung in Erscheinung tritt. "Devoid of Illusions" bietet einige Überraschungen, die, trotz krasser Stilbrüche, größtenteils homogen wirken. Alleine dafür gebührt dem Sextett schon ein großes Lob.

Natürlich ist nicht alles Gold, was glänzt, und so kommt auch "Devoid of Illusions" nicht ohne Schwächen aus. So ambitioniert wie das Album beginnt, baut es in der zweiten Hälfte etwas ab. Über eine Spielzeit von gut einer Stunde verteilt werden die Wechsel aus ruhigen und drückenden Passagen zum Ende hin vorhersehbarer und die weiteren Überraschungseffekte, die das Album zu Beginn auszeichneten, bleiben größtenteils aus. Die Längen, die sich dadurch ergeben, lockern die Aufmerksamkeit des Hörers.
Auch die stellenweise sehr kitschig geratenen, fast schon poppigen Post Rock Einlagen wie in "The Coldest Land" oder "Disclaiming My Faults", trüben das Gesamtbild ein wenig. Der Song reißt das Ruder so eben noch durch seinen fulminanten Schluss um. Der Folgetrack "Once Was A Man", ein nahezu reiner Post Rock Song, versinkt jedoch im Mittelmaß und stellt für mich das schwächste Lied des Albums dar.
Wie gut, dass der Abschlusstrack "Songs From Out Of Space" den Hörer nicht mit einem negativen Eindruck aus dem Album entlässt, sondern insbesondere durch die markanten, eindringlichen Growls von Greg Chandler, welcher hier einen Gastbeitrag leistet, noch einmal mitreißt.

Author: Malte H.
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